La locandina del film "I villeggianti"
Una scena di "I villeggianti"

Una grande e bella proprietà sulla Costa Azzurra: un posto che sembra fuori dal tempo e al riparo dal resto del mondo. Anna (Valeria Bruni Tedeschi) ci va con la figlia per trascorrere qualche giorno di vacanza. Oltre alla famiglia, gli amici e lo staff della casa, deve gestire una nuova rottura con il partner (Riccardo Scamarcio) e la stesura del suo prossimo film.

Valeria Bruni Tedeschi prosegue il suo tutt’altro che apprezzabile percorso da regista con un film autobiografico che sfocia ben presto nell’autofiction più sfacciata. Tra risate, paure e desideri, la chiusura ai rumori del mondo esterno orchestrata dalla regista non si sintonizza mai sulle profonde ansie esistenziali dei personaggi, macchiette bourgeois-bohémien incastrate in Costa Azzurra a bella posa, tra teatralità, musica classica e messe in scena posticce. La regista, che se diretta da bravi registi si è più volte confermata un’interprete molto valida, sfaccettata e ricca di talento, perde in questo caso ogni freno inibitore e si ritaglia il ruolo di una protagonista insostenibile e a briglia sciolta, manco a dirlo buffa e nevrotica, che si divora letteralmente il film. Ma a gravare su una pellicola che soltanto raramente regala momenti esteticamente dignitosi, c’è anche una miriade di personaggi di contorno interpretati da figure reali della vita dell’attrice, che non vengono mai approfonditi a dovere sul piano né psicologico né tantomeno narrativo. Scamarcio, a dir poco spaesato e fuori posto, interpreta il fidanzato recalcitrante della protagonista, ma c’è spazio anche per Valeria Golino in un ruolo scritto con approssimazione imperdonabile. Il momento più alto del film è senza ombra di dubbio il folgorante cameo iniziale di un divertito e sornione Frederick Wiseman in una riunione di sceneggiatura iniziale: a mani basse la cosa più bella e deliziosa del film. Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2018.

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