La locandina del film "Les plus belles années d'une vie"

Les plus belles années d'une vie

Les plus belles années d'une vie

Una scena di "Les plus belles années d'une vie"

Jean-Louis (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Anouk Aiméee) si sono conosciuti molto tempo fa e hanno condiviso una storia d’amore di grande intensità. Oggi l’uomo è un ex pilota da corsa e avrà l’occasione di rivedere la donna che non è riuscito, con suo enorme scoramento, a tenersi accanto.

Terzo film di Claude Lelouch dedicato ai suoi due celebri innamorati, Les Plus Belles Années d'une vie segue Un’uomo, una donna (1966), grande classico del regista e film francese di grande successo, premiato con la Palma d’oro a Cannes nel ’66 e con gli Oscar alla sceneggiatura e al film straniero, e il successivo Un uomo, una donna oggi, sequel sbagliato su tutti i fronti e di scarsissimo pregio. In questo caso si tratta, a tutti i livelli, di un’operazione nostalgia che riprende gli schemi classici della storia per aggiornarla a un presente in cui il vagheggiamento e il rimpianto la fanno assolutamente da padroni. I sussulti registici sono minimi e lo sguardo del film è tanto affettuoso e senile quanto imbambolato e privo di reali spunti d’interesse, anche vedere all’opera due interpreti del calibro della Aimée e di Trintignant, i cui primi piani, anche alla soglia degli 88 anni, continuano a bucare lo schermo in maniera ruvida e tagliente, è comunque motivo sufficiente per dedicare al progetto una dose minima d’attenzione. Timida e acquattata dietro il paravento della reminiscenza è invece la messa in scena di Lelouch, palesemente indirizzata a aggiornamento di servizio delle sorti dei personaggi a 53 anni di distanza, ma poco incline a spostare davvero in avanti l’impianto narrativo e le scelte musicali del glorioso passato che fu, a cominciare ovviamente dall’immortale melodia di Francis Lai. Si fa un evidente abuso degli spezzoni del film del ’66, ma l’intrecciarsi di immagini e sospiri del tempo andato produce una sensazione di malinconia comunque inalienabile, nella quale è piacevole rituffarsi. Di bellezza non indifferente il finale che si tuffa, attraverso vecchie riprese, nella soggettiva da un veicolo di una Parigi colta all’alba. Cameo di Monica Bellucci nei panni della figlia di Trintignant, Elena. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes del 2019.

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