La locandina del film "Lost in Translation – L'amore tradotto"

Lost in Translation – L'amore tradotto

Lost in Translation

Una scena di "Lost in Translation – L'amore tradotto"

Bob (Bill Murray), attore americano ridotto a fare spot pubblicitari e comparsate in TV, e la giovane Charlotte (Scarlett Johansson), insoddisfatti della propria esistenza, incrociano i propri destini in un lussuoso albergo di Tokyo. Il fugace rapporto, fatto di affetto, ironia e sostegno reciproco, porterà entrambi ad affrontare la vita con rinnovata determinazione.

Il secondo lungometraggio di Sofia Coppola è una delicata pellicola che naviga tra sentimenti inesprimibili, mettendo in scena il casuale incontro di due solitudini in balìa di una realtà che sentono sempre più distante. I protagonisti, costretti a muoversi in un ambiente alieno, multietnico e frenetico, costellato di luci al neon, insegne luminose e superfici riflettenti, che sottolinea la loro inadeguatezza alla vita, sono tratteggiati con invidiabile garbo. Un film di grande atmosfera, calata in un clima di sospensione, dove la parola è subordinata all'immagine, come suggerisce l'intima confessione segreta durante l'abbraccio finale (in cui non manca un pizzico di retorica di troppo). Molto significativa la sequenza del karaoke, in cui, tra una stonatura e l'altra, affiora la sensibilità dei due personaggi. Tenero, ironico, intelligente ma, in fin dei conti, calcolatissimo nella sua apparente naturalezza. Straordinario Bill Murray, apatico e disilluso, meno convincente Scarlett Johansson che, in un'ostentata mise acqua e sapone, appare troppo insipida. Bellissima fotografia di Lance Acord. Oscar alla migliore sceneggiatura (Sofia Coppola), più altre tre nomination (film, regia, attore protagonista) e una miriade di riconoscimenti internazionali. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.

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