La locandina del film "Loveless"

Loveless

Loveless

GENERE:

Drammatico

NAZIONE:

Francia

Anno:

2017

Durata:

128 min

Formato:

col

Una scena di "Loveless"

Boris (Alexey Rozin) e Zhenya (Maryana Spivak) stanno divorziando: i loro incontri sfociano in continui litigi e non riescono nemmeno ad accordarsi su come dividere legalmente gli immobili. Entrambi hanno un nuovo partner e nessuno sembra curarsi di Alyosha (Matvey Novikov), il loro figlio di dodici anni. Un giorno il ragazzo sparisce e i genitori saranno costretti a unire le forze per ritrovarlo.

A tre anni di distanza dal precedente Leviathan (2014), Andrey Zvyagintsev torna dietro la macchina da presa firmando nuovamente un'opera che vuole essere una metafora della Russia contemporanea. Quello messo in luce dal film è un Paese completamente disorientato e freddo (non solo climaticamente, ma soprattutto emotivamente parlando), costantemente sull'orlo di una crisi (chiari in questo senso i continui rimandi alla cronaca ucraina) all'interno della quale sembra impossibile provare a riscattare una propria identità. Come suggerito dal titolo del film, non c'è amore nella storia raccontata, ma soprattutto manca una solida e motivata connessione con la realtà che circonda i personaggi. Sarà quindi sufficiente la scomparsa di un ragazzo per far emergere la debolezza stratificata di una nazione dalle proporzioni probabilmente troppo vaste rispetto alle proprie capacità organizzative (anche l'apparato burocratico statale non è esente dalla critica sociale dell'autore) e incapace di coltivare al suo interno relazioni umane degne di questo nome. L'unica soluzione per sopravvivere sembra quella di astenersi il più possibile da qualsiasi coinvolgimento emotivo, rimanere distanti dalla cronaca, nascondersi dietro gli schermi di un cellulare oppure allenarsi su un tapis roulant che, ostinatamente e senza mai fermarsi, continua a scorrere su se stesso non contemplando minimamente l'intenzione di avventurarsi verso nuovi orizzonti. Lo stile algido e impostato di Zvyagintsev riesce a restituire con grande impatto e respiro la profondità di un progetto ambizioso e spietato, solo lievemente ridondante nella parte centrale, ma dal grande valore cinematografico. Potentissimi l’inizio e la conclusione, ma la sequenze che rimane impressa è quella all’obitorio. Splendida la fotografia e suggestive le scelte sonore. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2017.

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