A Metropolis, megalopoli del futuro dominata dal classismo, gli operai sono costretti a vivere e lavorare nei sotterranei per fornire energia alla città. Freder (Gustav Fröhlich), figlio del dittatore Joh Fredersen (Alfred Abel), rendendosi conto dell'ingiustizia sociale alla base del potere paterno, si schiera con Maria (Brigitte Helm), guida illuminata che auspica la mediazione: ma l'inventore Rotwang (Rudolf Klein-Rogge) trama nell'ombra e costruisce un automa identico a Maria perché possa distruggere ogni speranza di pace.

Fulgido esempio dell'immane sforzo produttivo tedesco, magistrale connubio di arti che definisce il concetto stesso di espressionismo, riuscendo a superarlo grazie alla concezione cristallina e geometrica del suo autore Fritz Lang: Metropolis costituisce un'imprescindibile pietra miliare nella storia del cinema. Le magniloquenti e ipnotiche scenografie di Otto Hunte ed Erich Kettelhut, combinate agli effetti di Eugen Schüfftan, pongono le basi della fantascienza moderna, definendo un universo futuristico di sublime maestria visiva, e la tecnica, che ha contribuito a definire il film come il più grande tentativo spettacolare nella storia della settima arte, è affiancata e sostenuta da un'allegoria di temi sociali (la meccanizzazione dell'essere umano; la macchina come mortifera fonte di vita) e religiosi (la cristologia che pervade l'intera pellicola, dalla definizione della donna-santa, contrapposta all'automa demoniaco e serpentino, agli operai quasi crocifissi sul luogo di lavoro, alle croci che emergono simboliche e prepotenti dal contrasto tra luci e ombre). Con un profetico avvertimento sulla disumanizzazione, superbamente esemplificato dal chiasmo tra la macchina che si fa carne e le masse operaie (rigide e sincronizzate, sempre più simili a robot), Metropolis si fa portatore di un messaggio ammonitore (l'Europa, e la Germania in particolare, sarebbero ben presto andate incontro alla rovina e all'autodistruzione con la Seconda guerra mondiale) e di un pacifismo dichiarato («Il mediatore tra il cervello e le mani dev'essere il cuore»), che fu travisato e scambiato da alcuni per ideologia politica. Il capolavoro di Fritz Lang (sceneggiatore con la moglie Thea von Harbou) divenne il film preferito di Adolf Hitler, che ci vide un incitamento alla dittatura. Innumerevoli le sequenze da antologia: impossibile non citare la danza scattante e perversamente lasciva della falsa Maria, ritmata da un montaggio serrato e simbolico che fa percepire la dirompenza di un erotismo maligno. Tra le varie versioni esistenti (145 minuti, frutto di un restauro nel 2010, e 80 minuti, a cura di Giorgio Moroder, 1984), va segnalata quella di 119 minuti realizzata dalla Fondazione Murnau nel 2002, a 75 anni dall'uscita del film.

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