La locandina del film "Mid90s"
Una scena di "Mid90s"

Los Angeles, anni '90. Stevie (Sunny Suljic), tredicenne indolente, vive i conflitti dell'adolescenza con sentimenti contrastanti, tra retaggi di infanzia e desiderio di approdare all'età adulta. Vittima, in casa, della prepotenza del fratello maggiore Ian (Lucas Hedges), a cui comunque è molto legato, stringe amicizia con un gruppo di skater più grandi di lui e inizia una serie di nuove esperienze all'interno di un mondo fino ad allora sconosciuto.

Attore carismatico con grande capacità nel dare rilievo a personaggi di secondo piano, dopo aver lavorato con autori come Judd Apatow, Bennett Miller e Martin Scorsese (da antologia la sua prova in The Wolf of Wall Street al fianco di Leonardo DiCaprio), Jonah Hill, classe 1983, esordisce dietro la macchina da presa guardando con affettuosa nostalgia a un momento di transizione sia dal punto di vista storico (quegli anni tra gli eccessi degli Eighties e il rigore degli anni Duemila), sia dal punto di vista della vita vissuta (l'adolescenza). Attraverso la pellicola 16mm, Hill, autore anche della sceneggiatura, si immerge in un cinema indipendente di grande sincerità, che nasce dall'urgenza di tornare al passato per ritrovare sensazioni che sembrano ormai essere perdute. Il recupero della cultura e dell'atmosfera degli anni '90 è condotto con esemplare gusto per il dettaglio e non si fa mai semplice ricostruzione nerd e modaiola di un'epoca che non c'è più. Jonah Hill, pur muovendosi in un territorio già ampiamente battuto, rifiuta l’approccio underground di Harmony Korine o il nichilismo di Larry Clark, e guarda più che altro a Gus Van Sant, però con uno sguardo affettuoso del tutto personale. Dipingendo un ritratto generazionale tipicamente a stelle e strisce, il film trova nel percorso di Stevie, teen-ager ancora bambino nell'aspetto, desideroso di crescere, un modello per certi versi universale, in cui la centralità degli affetti è declinata in maniera mai banale. Grazie alla straordinaria spontaneità del piccolo Sunny Suljic, le tappe del coming of age diventano tasselli di rara preziosità capaci di dare vita a un disegno complessivo semplice ma efficace. Complessivamente la struttura narrativa può risultare un po’ esile, ma ciò che ne viene fuori è comunque un piccolo film dal grande cuore, di buona cura formale, che non carica mai di eccessi gratuiti la componente emotiva. Riuscitissima la galleria di personaggi secondari, così come la messa in scena del rapporto conflittuale tra il protagonista e il fratello. Colonna sonora da urlo, ulteriormente impreziosita dal notevole score originale di Trent Reznor e Atticus Ross. Presentato al Toronto International Film Festival e alla Berlinale 2019, nella sezione Panorama.

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