La locandina del film "Mio cugino Vincenzo"
Una scena di "Mio cugino Vincenzo"

Bill Gambini (Ralph Macchio) e Stanley Rothenstein (Mitchell Whitfield), in viaggio attraverso l'Alabama, vengono ingiustamente accusati di omicidio in seguito a un bizzarro malinteso. I due chiameranno in loro difesa il cugino di Billy, Vincenzo La Guardia Gambini (Joe Pesci), eccentrico avvocato italoamericano dai metodi non propriamente ortodossi.

Mio cugino Vincenzo è un perfetto esempio di come la discreta riuscita di una commedia prescinda talvolta dall'elaborazione di un soggetto particolarmente originale o strutturato: nonostante un'idea di partenza (a tratti troppo) esile, la pellicola poggia sulla bontà degli interpreti, sulla bizzarria delle situazioni e su una sottile ironia mai volgare ed eccessiva, condita da un gustoso contrasto linguistico maggiormente apprezzabile nella versione originale. Sugli scudi, nel ruolo del colorito protagonista, un Joe Pesci più che mai calato nei panni dell'esuberante Vinny, quasi una caricatura in chiave ironica del Tommy DeVito di Quei bravi ragazzi (1990) di Martin Scorsese. A metà fra la farsa e la di parodia del legal thriller, specie nelle sequenze processuali che vedono Pesci duettare con il giudice Haller (Fred Gwynne), il film di Jonathan Lynn gioca con equilibrio tra dialoghi vivaci ed efficaci caratterizzazioni. Spicca per spigliatezza e fascino ingenuamente kitsch il personaggio di Mona Lisa Vito, una semiesordiente Marisa Tomei, nell'occasione vincitrice del premio Oscar come miglior attrice non protagonista. Scritto da Dale Launer, colonna sonora di Randy Edelman.

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