La locandina del film "Mug"
Una scena di "Mug"

Jacek (Mateusz Kościukiewicz) è un giovane polacco che conduce un'esistenza fuori dal coro, ma gode dell’affetto della sua numerosa famiglia e della sua ragazza (Małgorzata Gorol). Tutto cambierà quando, in seguito a un incidente sul luogo di lavoro, sarà costretto a sottoporsi a un trapianto facciale.

A tre anni di distanza dal precedente Body (2015), Małgorzata Szumowska torna a ragionare sulla fisicità corporale come indice identificativo dell'esistenza. Tuttavia, Mug si avvale della parabola di Jacek per portare in scena non solo una ricerca identitaria individuale, quanto una più corposa analisi sullo spaesamento collettivo della Polonia odierna. Attraverso uno stile visivo di grande impatto che riesce a trovare un'armonia notevole grazie all'uso molto spinto della focale, della colonna sonora e del montaggio, la regista restituisce sullo schermo un sentimento di spiazzante isolamento in grado di far immedesimare lo spettatore con lo sguardo assente di Jacek. Se risultano decisamente indovinati i momenti legati proprio alla figura del protagonista e alla sua mercificazione mediatica, sicuramente più deboli sono le sequenze dedicate ai personaggi secondari ai quali il film lascia poco respiro (la famiglia, i colleghi di lavoro, l'ambiente clericale) preferendo lavorare per accumulo anziché inserirli con tatto in un disegno più ampio. Gran premio della giuria al Festival di Berlino.

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