La locandina del film "Natale da chef"
Una scena di "Natale da chef"

Gualtiero Saporito (Massimo Boldi) è uno chef pasticcione e disastroso che cucina soltanto piatti di dubbia natura. Una famosissima ditta di catering gli offre incredibilmente il ruolo di capocuoco del team assolutamente male in arnese che dovrà cucinare per il G7. Al suo fianco ci sono un aiuto cuoco che non sente i sapori (Biagio Izzo), un sommelier astemio (Dario Bandiera) e una pasticcera (Rocío Muñoz Morales) che per lavoro esce dalle torte anziché prepararle.

Inverecondo prodotto natalizio che prova in maniera misera a portare avanti la formula del cinepanettone classico, ormai esaurita da anni e con incassi al botteghino sempre più magri e frammentari. Quello diretto da Neri Parenti è un film a suo modo nostalgico, che tenta di replicare, soprattutto a livello di cast, i “fasti” dei film di Natale d’inizio anni duemila. Il nesso più immediato con l’attualità sono in questo caso i cuochi della popolare trasmissione televisiva Masterchef: pretesto, attraverso la figura accentratrice di Boldi alle prese con i soliti, risaputi tic comici, di una farsa pecoreccia che raschia di continuo il fondo del barile. La gara di brutture e squallide bassezze, che attraverso l’accumulo scatologico tentano in modo becero di strappare la risata, è priva di ogni freno e pudore, tra maiali continuamente presenti in scena, il personaggio di Danilo Bandiera che prova a circuire l’anziana Milena Vukotic (apice scult del film) e l’imbarazzante, posticcio, risibile finale in cui si mettono alla berlina i capi di Stato, compreso Macron e sua moglie, naturalmente bollata come “tardona”. Paolo Conticini interpreta un tassista toscano con i dentoni finti, Felice Becco, che pare a più riprese fare il verso a Matteo Renzi. Cameo dello chef Gianfranco Vissani.

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