La locandina del film "Nico, 1988"
Una scena di "Nico, 1988"

Christa Päffgen in arte Nico (Trine Dyrholm) è ricordata e amata da tutti per la sua collaborazione artistica con i Velvet Underground. Solo negli anni Ottanta però, quando lavora a un tour da solista, la cantante tenterà di ritrovare se stessa, provando a ricucire il rapporto con il figlio Ari (Sandor Funtek).

Trovando in Nico la figura ideale per raccontare una storia intimista e drammatica, Susanna Nicchiarelli dà vita a un personaggio controverso: fragile e vulcanico, popolare ma sofferente, celebre artista ma fallimentare genitore. Il film non vuole ricostruire la carriera solista della Päffgen, quanto piuttosto indagare il suo lato più privato; Nico, 1988 è quindi un'opera interessata a mostrare la rinascita di una donna che per troppo tempo ha dovuto fare i conti con ostacoli tangibili quali la droga, il corpo e la famiglia. Se gli spunti sono stimolanti (e coraggiosi, soprattutto grazie alla scelta della tranche de vie narrata), quello che sembra mancare al lungometraggio è un'impronta stilistica degna di nota: la Nicchiarelli opta per una regia frenetica e snervante mirata a restituire il carattere della protagonista ma che, alla lunga, finisce per risultare più ridondante e macchinosa del dovuto. Buone, in ogni caso, le sequenze musicali che servono a dare vero respiro al racconto e al personaggio (interpretato da un'eccellente Trine Dyrholm); peccato che alcuni passaggi risultino frettolosi e poco approfonditi (come la costante aura mortifera di cui il film è pregno) e che spesso la regista si rifugi in semplici simbolismi. Presentato in apertura alla sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia.

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