La locandina del film "Noah"

La storia di Noè (Russel Crowe) chiamato da Dio a salvare tutte le specie animali durante il diluvio universale.

Il primo kolossal firmato da Darren Aronofski è anche il più grande passo falso compiuto in carriera dal generalmente talentuoso cineasta. Non c'è niente degno di essere salvato in questo polpettone biblico che ha nell'inverosimiglianza di scrittura e scelte visive il suo limite più grande, ma non certo l'unico. A partire dai protagonisti, glamour e scintillanti anche sulle soglie dell'apocalittico disastro, fino alla ridicolaggine di rappresentare i Vigilanti (spiriti cacciati dall'Eden) come enormi sassi antropomorfi, non un singolo particolare sembra avere senso. Il registro action si unisce a quello epico costruendo stonate sequenze da film di supereroi, mentre le soluzioni più sciocche (gli animali sedati, il cattivo che si nasconde a bordo dell'Arca, la fertilità restituita al personaggio di Emma Watson) vengono adottate per mere esigenze di comodità. Crowe è bolso e inespressivo, Anthony Hopkins inconsistente nel ruolo di Matusalemme. Noia, imbarazzo e rigurgiti di retorica buonista per un film inspiegabile, di rara bruttezza. 3D inutile.

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