La locandina del film "Okja"

La Mirando Corporation, capeggiata da Lucy Mirando (Tilda Swinton), ha intenzione di lanciare sul mercato alimentare una nuova specie animale che potrebbe soddisfare il fabbisogno sempre più crescente della popolazione mondiale. Alcuni allevatori di tutto il mondo, per dieci anni, sono così chiamati a prendersi cura degli esemplari. In Corea del Sud, la giovane Mija (Ahn Seo-hyun) instaura con la sua Okja un rapporto di amicizia, ma quando la multinazionale tornerà per riprendere con sé la bestia, la ragazza farà di tutto per proteggerla e tenerla accanto a lei.

A quattro anni di distanza dal precedente Snowpiercer (2013), Bong Joon-ho si cimenta con un'altra metafora sociale legata al presente storico che stiamo vivendo. Raccontando l'avvenuta (a tratti fiabesca) di un'amicizia tra un mostro e una giovane fanciulla, il regista coreano lancia un messaggio semplice e genuino mirato a innalzare i valori dei sentimenti in un mondo completamente sottomesso alla logica del denaro: tematiche non distanti, anche per la critica al sistema a stelle e strisce e per contenuti fortemente ambientalisti, da quelle di The Host (2006), il suo terzo lungometraggio. Niente di originale o innovativo, ma lo sguardo visionario e la sapienza cinematografica dell'autore (supportato da un cast di tutto rispetto) catturano l'attenzione dello spettatore e danno vita a un prodotto godibile e funzionale seppur privo dello spessore che ci si poteva aspettare da un autore di tale portata. Molte le citazioni e i riferimenti contenuti all'interno dell'opera (si spazia da King Kong alle favole di Steven Spielberg), ma non sempre si spinge adeguatamente sull’acceleratore e grandi emozioni vengono regalate raramente allo spettatore (molto toccante, in questo senso, la parte conclusiva). Prodotto da Netflix, il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2017.

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