La locandina del film "L'ora più buia"

Maggio 1940: Winston Churchill (Gary Oldman) diventa primo ministro inglese anche se da più parti è ritenuto non adatto al ruolo e la sua figura si porta appresso divisioni e contrasti. Si troverà ben presto a dover prendere delle decisioni determinanti per il futuro della Gran Bretagna e per le sorti della Seconda guerra mondiale.

Il britannico Joe Wright affronta di petto una delle figure più carismatiche ed emblematiche della storia inglese in un biopic serrato e avvolgente, che restituisce tutte le anime di Churchill e la sua complessità di uomo e di statista. Con stile appassionante ma anche con una misura stilistica che trasuda classicità da ogni poro, Wright si sofferma sulle manovre politiche che investirono Churchill in prima persona, sul dietro le quinte del suo incessante lavoro di mediatore e pacificatore. Ma non manca di sottolineare anche i lati burberi e spigolosi dell’uomo, la sua ironia priva di argini, lo humour beffardo e impagabile e il suo bisogno umanissimo e indifeso di avvicinarsi, di tanto in tanto, alla gente, pur senza rinnegare il pragmatismo, l’alterigia e il senso pratico di un capo di Stato votato al bene superiore. La messa in scena di Wright non ha particolari sussulti e in più punti fa capolino il sentore della staticità che gioca al ribasso e di maniera, eppure non sono poche le occasioni in cui le scelte formali si accendono di luce propria (il primo discorso alla Nazione immerso in un’accecante luce rossa, ad esempio). Nel complesso rimane un prodotto solo in apparenza di pura confezione, capace in realtà di elevarsi in più occasioni e di risultare intricato, stratificato, carico di contraddizioni interne e spunti di riflessione, anche grazie a una sceneggiatura densa e feconda che lavora sulla parola e sulle sue possibilità e finalità retoriche. Eccezionale interpretazione di Gary Oldman nei panni di Churchill, che riesce nell’impresa di essere mimetico senza risultare macchiettistico o caricato: per questa performance si è meritato il primo Oscar della sua importante carriera.

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