La locandina del film "Orecchie"

Un uomo senza nome (Daniele Parisi) si sveglia una mattina con un fastidioso fischio alle orecchie. Un biglietto sul frigo recita: “È morto il tuo amico Luigi. P.S. Mi sono presa la macchina”. Il vero problema è ricordarsi chi sia, questo Luigi: inizia così una tragicomica giornata alla scoperta della follia del mondo.

Commedia surreale in bianco e nero e piccolo “caso” cinematografico della Mostra del Cinema di Venezia 2016, Orecchie di Alessandro Aronadio, prodotto dalla Biennale College con un budget ridottissimo, è un tentativo di azzardare un film minuto, sghembo e pazzoide, abbozzato per temi e toni ma anche comico e piacevolmente straniante, un po’ in scia alle atmosfere tipiche di tanto minimalismo letterario e cinematografico. Purtroppo, però, le ambizioni in apparenza ridotte ma in realtà non indifferenti del film di Aronadio naufragano ben presto, a causa di una scrittura fin troppo elementare e ridotta all’osso e di una serie di trovate che si alternano senza sortire il giusto effetto. A essere ben presto perso è l’equilibrio malinconico e buffo che una storia simile avrebbe richiesto per colpire al cuore e andare a segno, piuttosto che smarrirsi in una serie di gag di sicuro generose e cariche di inventiva ma anche episodiche, di grana grossa, poco mordaci e ancor meno memorabili. Ricco il cast, con tante apparizioni (Piera Degli Esposti, Rocco Papaleo, Ivan Franek, Milena Vukotic, Sonia Gessner, lo sceneggiatore Andrea Purgatori). Fin troppo consolatorio e smielato, invece, il finale e privo di senso, al di là della civetteria stilistica, il cambio di formato. Menzione speciale per la sempre brava Silvia D’Amico.

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