La locandina del film "I peggiori"

Due fratelli (Vincenzo Alfieri e Lino Guanciale), al verde e senza futuro, sperano di poter dare un avvenire migliore alla sorella tredicenne (Sara Tancredi), e per riuscire nel loro intento tirano fuori dal cilindro una insolita attività: con indosso delle maschere di Maradona e microcamere digitali alla mano, si ergeranno a “demolitori” di tutti gli approfittatori contro i quali verrà invocato il loro aiuto…

Sorta di variante partenopea di Robin Hood, aggiornata ai mezzi di comunicazione digitali e alle ansie di rivalsa di una società individualista, vendicativa e competitiva, I peggiori di Vincenzo Alfieri è un promettente e singolare film anti-supereroistico, dove gli “eroi a pagamento” di turno sono due sfigati male in arnese come tanti e l’eroismo stesso non ha nulla di nobile, limitandosi ad amplificare l’odio sociale e la voglia di rivalsa di chicchessia. Un soggetto dinamico e capace di interessare, non solo dal punto di vista sociologico, supportato da un’efficace confezione di genere, ritmata ed esplosiva, colorata e piena di sorprese, e da un canovaccio imperfetto e non sempre all’altezza, ma comunque in grado di coinvolgere. Gli sgangherati ordinary heroes di Alfieri, anche co-protagonista al fianco del frizzante Lino Guanciale, sono gli ultimi soliti ignoti possibili nel contesto dell’Italia di oggi, ma dalla loro hanno la partenopea arte di arrangiarsi, capace di bypassare l’indolenza, la retorica della crisi, il fatalismo un tanto al chilo. Al contrario dello zingaro di Luca Marinelli in Lo chiamavano Jeeg Robot (2015), i due demolitori non si riprendono ma riprendono gli altri, dando uno schiaffo ideale al narcisismo digitale in nome di una rivalsa silenziosa, forse immorale ma comunque fruttuosa. Il film dialoga con le storture del lavoro di oggi (i passaporti falsi in cantiere), ma risulta un po’ prevedibile e inutilmente pasticciato in molti snodi di scrittura, soprattutto in un finale tagliato con l’accetta e preda di qualche vistosa incongruenza. Azzeccati, in compenso, i comprimari, compreso Biagio Izzo nel piccolo ruolo di un commissario.

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