La locandina del film "Personal Shopper"

La giovane Maureen (Kristen Stewart), sensitiva che lavora come personal shopper di alta moda a Parigi, è minacciata da una presenza soprannaturale che la perseguita e interagisce con lei attraverso alcuni messaggi sul cellulare. Una ossessione amplificata dal fatto che potrebbe trattarsi dello spirito del fratello defunto.

Olivier Assayas firma una delle sue opere più cervellotiche e inclassificabili, una sorte di sfida nei confronti dello spettatore, continuamente spiazzato all'interno di un thriller-horror che si immerge nel genere affrontandolo controcorrente. Sulla base di una forte matrice autoriale, Assayas attinge al registro "basso" del mystery per comporre un quadro astratto come la sfera extrasensoriale entro cui si muove. Maureen è alla ricerca di una propria identità, di un senso che fatica trovare in un’esistenza che non la soddisfa, vittima del desiderio di essere qualcun altro in vita (la scena in cui indossa i vestiti della diva per cui lavora) e della necessità di sapere che ci sia qualcosa dopo la morte (la ricerca ossessiva di un contatto da parte del fratello, deceduto a causa dello stesso male di cui è vittima anche lei): un’identità tormentata, frantumata già dalla prima sequenza in cui la sua sagoma si mescola tra le ombre della villa, specchiandosi nei suoi stessi riflessi. Una crisi identitaria che non si risolve col finale, ma che anzi sembra chiedere (con un semplice, e forse un po’ furbo, sguardo in macchina) un parere allo spettatore, anch’egli vittima di tale incertezza, insicuro se quanto stia vedendo sia reale o frutto della semplice immaginazione. «Sei vivo o morto?», chiede Maureen indifesa in una conversazione in chat con uno sconosciuto: come in Sils Maria (2014), Assayas dà grande importanza alla tecnologia e alla comunicazione, tanto che i fantasmi (della mente o della verità, del passato o del presente che siano) si fanno più intangibili se velati dallo schermo di uno smartphone o di un pc. Il risultato è un’opera volutamente sospesa, inafferrabile eppur capace di portare avanti ragionamenti concreti e prettamente attuali, divisa tra intuizioni notevoli (il video di una bizzarra seduta spiritica, allegoria di quella necessità della protagonista di credere nell’aldilà) e scivoloni al limite del kitsch (lo spirito con il bicchiere in mano). Le riflessioni portate avanti sono ambiziose, dotate di una profondità che non andrebbe sottovalutata, ma molti snodi narrativi vengono trattati in maniera piuttosto grossolana e la parte conclusiva avrebbe meritato maggiore spessore. Kristen Stewart, protagonista assoluta spesso in scena da sola, regge sulle proprie spalle con grande personalità un ruolo tutt'altro che facile. Nonostante le ingenuità, non possono che risultare immeritati i fischi che la stampa gli ha tributato al Festival di Cannes, dove Assayas si è aggiudicato il Prix de la mise en scène ex-aequo con Cristian Mungiu.

Nei cinema

Dal 13 aprile 2017

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