Parigi, tardi anni Trenta. Kate (Lily-Rose Depp) e Laura Barlow (Natalie Portman), due giovani spiritiste americane, stanno concludendo un giro del mondo. Affascinato dal loro dono, André Korben (Emmanuel Salinger), produttore cinematografico francese, le ingaggia per girare un film molto ambizioso. Nel frattempo, venti di guerra si preparano a travolgere l’Europa.

Opera terza della cineasta francese Rebecca Zlotowski, Planetarium è un pasticcio macchinoso e confuso che unisce riflessioni sul mondo del cinema, sulle illusioni della creazione artistica e richiami agli albori della stagione del nazionalsocialismo. Il tutto però viene affrontato in maniera approssimativa, frettolosa e quanto meno banale, dando così vita a un guazzabuglio di idee e di suggestioni che si perdono nel nulla e arrancano nella noia di un prodotto mal scritto e abbandonato a se stesso da una regia anonima. A poco serve costruire gran parte della pellicola attorno a Natalie Portman, tanto encomiabile nel recitare per buona parte in (impeccabile) francese quanto poco credibile e poco convinta nei panni della medium che diventa attrice, personaggio privo di spessore. Ricco di spunti lasciati per strada o sviluppati in maniera pedestre, il film della Zlotowski può contare comunque su una prima mezzora piuttosto interessante che lascia presagire delle potenzialità drammaticamente disattese nell’abbondante ora successiva. Abbastanza incolore la prova di Lily-Rose Depp. Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2016.

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Dal 13 aprile 2017

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