Il posto delle fragole

Smultronstället

Isak Borg (Victor Sjöström) è un anziano professore di medicina che, accompagnato dalla nuora Sara (Bibi Andersson), parte in macchina per ritirare un premio alla carriera. Il viaggio lo riporterà nei luoghi dell'infanzia e sarà l'occasione per poter ripensare alla propria esistenza.

Ingmar Bergman realizza precocemente il suo capolavoro sul tempo, perché Il posto delle fragole è un film intriso, caratterizzato, deformato dalla sua temporalità. Ma non è un tempo cronologico, poiché perfino il flashback non si codifica come tale. È come se l'anziano protagonista, nel suo errare lungo i sentieri del ricordo, evocasse un mondo passato e, in qualche modo, lo presenziasse. In questo modo, l'opera si configura come un road-movie ambientato nella mente del professore che, travolto da incubi e strane visioni, è portato a fare un bilancio personale della propria vita e a fare i conti con le conseguenze di un'esistenza socialmente misera e anaffettiva. Il punto di vista di Isak è soggetto a una ricerca del tempo perduto dove è ancora possibile una catarsi. Se la solitudine è uno stadio incontrovertibile, c'è ancora spazio per un sorriso, per una canzone, o per un ricordo che, da solo, è in grado di vincere il tempo. Strepitosa la fotografia di Gunnar Fischer che mette in evidenza la dimensione metafisica e onirica del racconto. Struggente e indimenticabile l'interpretazione del grande regista svedese Victor Sjöström. La pellicola, una delle vette degli anni '50, è stato il maggior successo commerciale di Bergman e uno dei suoi lavori più premiati, conquistando l'Orso d'oro e il Premio FIPRESCI al Festival di Berlino, un Golden Globe per il miglior film straniero nel 1959 e una nomination all'Oscar per la miglior sceneggiatura.

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