La locandina del film "Poveri ma ricchissimi"

I romanissimi Tucci, grazie a un investimento su capitali offshore di cui erano all’oscuro, si ritrovano ancora più ricchi di prima. Come molti personaggi pieni di soldi si fanno tentare dalla politica e prendono possesso attraverso un referendum di un paesino del Lazio, Torresecca, staccandosi dall’Italia e dando vita a una vera e propria Brexit ciociara in forma di Principato indipendente. Potere e famiglia, però, sono tutt’altro che semplici da conciliare...

Sequel di Poveri ma ricchi (remake di un film francese, Les Tuches) e campione d’incassi del Natale 2016 con circa 7 milioni di euro, Poveri ma ricchissimi è una commedia che, come la pellicola precedente, prova a mescolare la tradizionale farsa del cinepanettone con il family movie in versione burina. Ma anche, a ben vedere, con uno spaccato del malcostume popolare ammantato da una veste buonista e zuccherosa, dove a farla ruffianamente da padroni, pur tra molte meschinità, sono sempre e comunque gli affetti famigliari. In questo secondo capitolo si aggiunge anche l’elemento della satira politica, che strizza continuamente l’occhio all’attualità producendo però delle gag che non graffiano praticamente mai e sono soltanto degli instant sketch sul presente, buoni per una risata rapida e occasionale ma pronti a essere dimenticati dallo spettatore un secondo dopo. Il ricorso a un’Italia distopica oltre che dispotica avrebbe potuto offrire soluzioni comiche di ben altro livello, ma il premier di Dario Cassini è una stanca macchietta e Christian De Sica, con addosso la parrucca bionda di Trump per tutto il film, si abbandona agevolmente ai consueti tic, avallato dalla complicità di Enrico Brignano e da tante (troppe) voragini di sceneggiatura. Davvero eccessivi anche i registri fusi insieme, come ben dimostra il personaggio di Lucia Ocone, divisa tra echi disneyani alla Maleficent e derive sadomaso. Lo scandalo sessuale che ha investito il regista Fausto Brizzi poco prima dell’uscita ha portato alla sua esclusione dalla campagna promozionale del film, ma il suo nome e la sua firma sono comunque presenti sui titoli di coda. Il soggetto è firmato anche da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, i registi di Mine, mentre la sceneggiatura è di Brizzi, Martani e Luca Vecchi dei The Pills, con consulenza di Christian De Sica. Paolo Rossi è il padre milanese e galeotto di Ludovica Comello. Musiche di Tommaso Paradiso.

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