La locandina del film "La promessa dell'alba"
Una scena di "La promessa dell'alba"

Dalla difficile infanzia in Polonia, passando per l’adolescenza a Nizza, per arrivare alla carriera da aviatore in Africa durante la Seconda guerra mondiale: la storia della straordinaria vita di Romain Gary (Pierre Niney) e del complesso rapporto con la madre Nina (Charlotte Gainsbourg), una personalità che segnerà tutta la sua esistenza.

Tratta dall’omonimo romanzo autobiografico scritto dallo stesso Gary e pubblicato nel 1960, la pellicola è ricca di tematiche (e forse vittima di troppa carne al fuoco), tra cui quella centrale è il rapporto materno senza freni, che sarà tanto il valore aggiunto quanto il fardello della vita del protagonista. Un’esistenza che scorre nel segno di una donna che sogna per lui una carriera da uomo importante e sarà una presenza costantemente invasiva nei vari momenti decisivi che il personaggio di Gary attraverserà. Peccato che per adattare la scrittura cristallina e diretta del romanzo di partenza il regista e co-sceneggiatore Eric Barbier punti su una messinscena degna di un polpettone televisivo qualunque, priva di qualsiasi spunto cinematografico realmente degno di nota o quantomeno di qualche rischio visivo che cerchi di andare oltre la semplice trasposizione dalla carta allo schermo. La durata eccessiva, inoltre, limita il coinvolgimento e così il film riesce ad appassionare soltanto fino a un certo punto. Fin troppo sopra le righe, infine, la prova di Charlotte Gainsbourg, che finisce per diventare eccessivamente invasiva, esattamente alla stessa maniera del personaggio che ha interpretato.

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