La locandina del film "Un ragazzo d'oro"

Davide Bias (Riccardo Scamarcio) è un pubblicitario frustrato che sogna di diventare scrittore e convive con inquietudini che nemmeno la fidanzata Silvia (Cristiana Capotondi) riesce a fargli superare. Quando il padre, uno sceneggiatore di film di serie B, improvvisamente muore, Davide si trasferisce da Milano a Roma dove incontra Ludovica (Sharon Stone), un'editrice interessata a pubblicare un misterioso libro autobiografico che il padre del ragazzo non ha mai portato a termine.

Partendo da un conflittuale rapporto tra padre e figlio, Avati intende costruire un thriller psicologico dove la mancata realizzazione professionale e i fantasmi del passato diventano ineludibili ossessioni. Ma lo sguardo del regista è approssimativo e la sceneggiatura accumula sottotrame (gli attacchi al cinema di serie B, i riferimenti ironici a Tarantino, la storia d'amore presunta tra Ludovica e il padre di Davide: tutti spunti narrativi accennati e dimenticati per strada) e suggestioni senza mai trovare adeguata sintesi e giusto spessore. Il risultato è quindi sconclusionato e superficiale, mal supportato da una messa in scena sciatta e grossolana (non si contano i momenti di ridicolo involontario) e da un cast ingessato e fuori luogo. Scamarcio si impegna, ma la sua prova è inutilmente sopra le righe e a tratti irritante; abulica e inespressiva, invece, Sharon Stone (chiamata da Hollywood per un inutile capriccio produttivo), visibilmente a disagio alle prese con un personaggio dallo spessore drammaturgico nullo.

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