La locandina del film "Red Sparrow"

Dominika Ergonova (Jennifer Lawrence), prima ballerina del teatro Bolshoi, deve abbandonare quello che è sempre stato il suo sogno a causa di un incidente. Incitata dallo zio (Matthias Schoenaerts), entra nel programma governativo Sparrow, istituto che mira ad addestrare delle spie preposte a ottenere dei segreti attraverso lo strumento della seduzione. Tanto meglio se estrema e affilata…

Tratto dal romanzo Nome in codice: Diva, scritto da un ex agente della CIA, Red Sparrow, sotto la scaltrezza della confezione commerciale e dell’appeal erotico (Jennifer Lawrence alle prese con un ruolo algido e smaccatamente sexy), altro non è che un blando e troppo diluito b-movie a carattere spionistico, che porta avanti una narrazione tanto faticosa e inerme quanto pretestuosa e farraginosa per i suoi spompi ed eccessivi 140 minuti di durata. Sulla falsariga del di poco precedente Atomica bionda (2017), ecco una spia sovietica interpretata da una diva hollywoodiana di primissimo calibro, che si concede un’escursione nel genere puro e semplice tra KGB, Guerra Fredda e agenti segreti, dalla Russia con (relativo) amore. Nel ruolo dell’agente della CIA con cui Dominika entrerà a stretto contatto c’è Joel Edgerton, alle prese con un’interpretazione altrettanto bidimensionale rispetto a quella di Jennifer Lawrence: la chimica tra i due è pessima, ma anche presi singolarmente la situazione non migliora (c’è aria di miscasting) e la Lawrence è ben lontana dal reggere efficacemente l’intero film sulle sue spalle, con un personaggio che dovrebbe essere sfaccettato e controverso ma che risulta, un po’ come tutta l’operazione, soltanto grossolano. Piuttosto che affrontare le controversie di una seduzione femminile militarizzata dentro uno spy movie, Red Sparrow si abbandona infatti a derive ambigue, perfino sottilmente misogine, vanamente filosofeggianti e compiaciute. Qua e là l’andamento cadenzato del film azzecca qualche barlume di suggestione (il montaggio alternato del prologo) o un personaggio fascinoso anche se sacrificato come quello di Jeremy Irons, ma sono lampi isolati proprio come le improvvise e stucchevoli accensioni di sesso e di violenza, per quanto quest’ultima in un paio di occasioni si faccia mediamente estrema per un film mainstream, soprattutto nella scena della tortura. La Lawrence concede un nudo (quasi) integrale, ma non il full frontal, mentre Charlotte Rampling è l’addestratrice. Il progetto era stato qualche anno fa nelle mani di Darren Aronofsky, curiosamente futuro fidanzato della Lawrence, e in seguito in quelle di David Fincher, che avrebbe voluto Rooney Mara come protagonista.

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