Una ragazza (Matilda Lutz) comincia a preoccuparsi per il suo fidanzato quando lo vede interessarsi a un'oscura credenza intorno a una misteriosa videocassetta che si dice uccida dopo sette giorni chi la guarda. Si sacrifica per salvarlo e, nel farlo, scopre qualcosa di orribile: c’è un "film dentro il film" che nessuno ha mai visto prima.

Terzo capitolo della saga americana di The Ring, iniziata nel 2002 da Gore Verbinski (il suo film era un remake dell’originale giapponese del 1998) e proseguita dal nipponico Hideo Nakata (regista dei film originali) nel 2005. Se già quest’ultimo era un prodotto privo di fascino e poco coinvolgente, con questo terzo episodio si è andati a raschiare il fondo del barile: la narrazione è totalmente incoerente, la sceneggiatura e i dialoghi sono a dir poco amatoriali, così come la regia dello spagnolo Gutiérrez non ha alcuna personalità. Di brividi neanche l’ombra, mentre si sbadiglia moltissimo: Samara ormai non fa più paura, anche perché se si continuano a ripetere le medesime dinamiche dei titoli precedenti non si capisce davvero come si possa coinvolgere lo spettatore. Anche gli effetti speciali risultano pacchiani. Il vero incubo è vederlo dall’inizio alla fine. Imbarazzante.

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Dal 16 marzo 2017

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