La locandina del film "Rosso Istanbul"

Rosso Istanbul

Istanbul Kirmizisi

GENERE:

Drammatico

NAZIONE:

Italia, Turchia

Anno:

2017

Durata:

115 min

Formato:

col

Istanbul. Lo scrittore Orhan (Halit Ergenç) torna nella sua terra di origine dopo vent'anni di assenza volontaria a causa di un trauma che l'ha profondamente segnato in passato, con il compito di aiutare l'amico regista Deniz (Nejat Isler) a completare il suo romanzo. Il contatto con il luogo e gli affetti di un tempo segnerà la rinascita di Orhan, anche in seguito agli accadimenti che seguono la misteriosa scomparsa di Deniz.

Ferzan Özpetek, tornato a girare a Istanbul diciotto anni dopo l'opera seconda Harem Suare (1999), ha scelto di omaggiare la sua terra attraverso una storia dall'identità incerta quando non precaria che si addentra in molteplici sottottrame senza mai portarne a compimento nemmeno una. Il regista sembra fare un bilancio personale, citando anche il 13 maggio, data di inizio riprese del suo primo film Il bagno turco – Haman (1997), in un elementare gioco metalinguistico in cui finzione (il libro, il cinema) e realtà si influenzano reciprocamente, e l'aspetto mystery non è altro che un pacchiano pretesto per accentrare sul protagonista Orhan il senso di smarrimento. Le storie d'amore effettive o immaginarie, che coinvolgono anche Neval (Tuba Büyüküstün) e Yusuf (Mehmet Günsür), la donna e l'uomo a cui Deniz è più legato, non sono mai approfondite, la nostalgia di fronte al cambiamento (sia delle persone, sia dei luoghi) scende sempre al banale compromesso («Chi guarda troppo al passato non vede il presente»), il superamento del trauma del protagonista è a dir poco frettoloso, il finale catartico appare degno di un prodotto televisivo di bassa lega. Un doppio viaggio, emotivo e razionale, che vorrebbe vivere di pulsioni forti e di contrasti, pur senza ricorrere all'eccesso, e che invece si attesta sempre su un livello di inconsistente mediocrità. E la pessima recitazione dell'intero cast non aiuta. Ispirato all'omonimo romanzo scritto dallo stesso Özpetek e pubblicato nel 2013.

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