La locandina del film "Salto nel vuoto"
Una scena di "Salto nel vuoto"

Il suicidio di una giovane donna turba l'esistenza del giudice Mauro Ponticelli (Michel Piccoli), cresciuto dalle amorevoli cure della sorella depressa Maria (Anouk Aimée). Il trauma lo rende vittima di un'incontrollabile gelosia verso quest'ultima, che presto si trasforma in un anomalo desiderio di annientamento e morte nei confronti della donna.

Enigmatico e ambizioso ritratto (ancora una volta) borghese di un quadro familiare in pieno declino: Salto nel vuoto, valorizzato dalle solide interpretazioni di Michel Piccoli e di Anouk Aimée (entrambe premiate a Cannes nel 1980), rappresenta un punto importante della maturità artistica di Marco Bellocchio. La psicoanalisi e le sue derive più annichilenti finiscono con l'insidiarsi nella vita di coppia che diventa una sorta di guerra nervosa e logorante, specchio di due personalità complesse e dilaniante da conflittualità interiori troppo a lungo sopite. Il soggetto ha più di un richiamo all'opera prima del regista, I pugni in tasca (1965), e presta il fianco a un'idea di messa in scena insolita per l'autore di Bobbio come mostra l'uso insistito del piano-sequenza o la capacità di unire registri formali più naturalistici con altri più metafisici e vagamente onirici. Ad ogni modo, seppur con qualche lungaggine di troppo, è una pellicola incisiva e affascinante, che non può lasciare indifferenti. I due protagonisti sono doppiati da Vittorio Caprioli e Livia Giampalmo.

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