La locandina del film "Scappa – Get Out"

Fidanzato da alcuni mesi con Rose (Allison Williams), Chris (Daniel Kaluuya) parte insieme a lei per trascorrere un weekend a casa dei genitori della ragazza (Catherine Keener e Bradley Whitford). Inizialmente, Chris legge il comportamento eccessivamente accomodante della famiglia come un tentativo di gestire il loro imbarazzo verso il rapporto interrazziale della figlia, ma molto presto capirà che c’è sotto qualcosa di ben più inquietante…

Sorprendente opera prima dell’attore Jordan Peele, Scappa – Get Out (una sorta di Indovina chi viene a cena? in salsa horror) è stato un vero e proprio caso al box office americano: a fronte di un budget di soli 4.5 milioni di dollari, il film ne ha guadagnati circa 175 soltanto sul suolo statunitense. Fatto ancor più interessante è che la critica è andata di pari passo, esaltandolo come uno degli esordi più incisivi della stagione. In un momento storico in cui la tematica razzista è sempre più trattata dai lungometraggi a stelle e strisce – si pensi, tra i tanti, ai coevi Moonlight (2016) o The Birth of a Nation – Il risveglio di un popolo (2016) – ancora una volta è il genere horror-thriller a rappresentare efficacemente un tema tanto complesso sul grande schermo. Sfruttando un clima di paranoia crescente col passare dei minuti e alcuni inserti ironici in grado di smorzare opportunamente la tensione quando le cose si fanno troppo serie, Peele descrive l’incubo a occhi aperti vissuto da Chris con notevole spessore e lascia più di qualche spunto su cui riflettere al termine della visione. Il razzismo della famiglia, inizialmente sottile e poi a dir poco esorbitante, nasce nascosto sotto luoghi comuni («se avessi potuto avrei votato ancora Obama», dice il padre di Rose, dopo aver commentato a Chris il perché della presenza di soli servitori di colore in casa propria) prima di esplodere tanto nella mente del protagonista quanto negli occhi degli spettatori. Quasi impossibile distogliere lo sguardo dallo schermo assistendo a questa pellicola che, soprattutto nella prima parte, coinvolge e interessa anche per la sua originalità. La parte conclusiva risulta un po’ eccessiva e sopra le righe (quando si scoprono i motivi del comportamento della famiglia nei confronti di Chris), ma il tutto serve per centrare l’obiettivo che il film si è prefissato fin dall’inizio: gli uomini di colore per i bianchi sono semplici involucri da sfruttare, tornando così a un’idea razzista tanto ancestrale quanto (purtroppo) ancora attuale. Oltre ai contenuti e alle metafore politiche messe in campo, colpisce una messinscena che trova i suoi momenti migliori nelle sequenze dell’ipnosi. Cast funzionale, in cui svetta Betty Gabriel nei panni dell’inquietante domestica Georgina.

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