La locandina del film "Sconnessi"
Una scena di "Sconnessi"

Ettore (Fabrizio Bentivoglio), scrittore di fama, strenuo difensore del mondo analogico e avverso all’onnipresenza di Internet e degli strumenti digitali, per il suo compleanno porta la sua famiglia e i figli in uno chalet di montagna. Con lui ci sono anche la giovane compagna dai modi un po’ cafoni, Margherita (Carolina Crescentini), incinta al settimo mese, Achille (Ricky Memphis), fratellastro di Margherita appena cacciato di casa dalla moglie, e Tea (Giulia Elettra Gorietti), giovane fidanzata dai modi disinibiti del figlio di Ettore, Claudio (Eugenio Fantastichini), e fan di Ettore.

Sconnessi è una commedia corale che, sulla falsariga di Perfetti sconosciuti (2016) di Paolo Genovese (c’è anche la stessa giovane attrice, Benedetta Porcaroli), prova a fare i conti con gli smartphone in quanto scatola nera della nostra società, anche se in questo caso, più che i segreti in essi contenuti, a contare è la loro sparizione, motore comico di tutta l’esile e un po’ sgangherata vicenda. L’idea di fondo prova a fare il verso al film di Genovese variando leggermente la prospettiva ed è normale che, dato l’enorme successo al botteghino e di costume di quel prodotto, vengano fuori a livello industriale degli emuli di questo tipo (l’inizio della stesura della sceneggiatura di Sconnessi risale più o meno a due anni fa). In questo caso, però, la scrittura di gag e situazioni è tutt’altro che dosata e calibrata, dominano gli eccessi da avanspettacolo lasciati andare a briglia sciolta e senza costrutto e abbondano i facili doppi sensi su wi-fi, internet e annessi, con la sconnessione a fare da isterico e fastidioso fil rouge. Le pretese sociologiche annegano ben presto nella farsetta volatile, che strappa qualche sorriso sul momento, in particolare grazie ai tempi comici di Ricky Memphis e alla verve di Stefano Fresi alle prese con un personaggio bipolare, ma che si dimentica subito al termine della visione. Bentivoglio è la stanca caricatura di un intellettuale qualunque, la Crescentini sembra fare il verso alla Corinna Negri della serie Boris con una recitazione strillata e sopra le righe e il parto finale è un fragilissimo approdo, per non parlare della piattezza della confezione. Evitabile.

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