La locandina del film "Season of the Devil"

Season of the Devil

Ang Panahon ng Halimaw

Una scena di "Season of the Devil"

Fine degli anni Settanta. In un piccolo paese del Sud delle Filippine gli abitanti sono oppressi da un gruppo di militari che fa capo al leader Narciso (Noel Sto. Domingo). Un poeta (Piolo Pascual), intanto, è alla ricerca della moglie (Shaina Magdayao), scomparsa senza lasciare traccia…

Dopo The Woman Who Left (2016), e così come in diversi altri suoi progetti precedenti, Lav Diaz parla di sparizioni avvenute durante il periodo della dittatura di Marcos, di umiliazioni subite dai poveri abitanti dei villaggi e della brutalità dei militari che seguono imperterriti gli ordini del loro leader. Tutto può far pensare, leggendo la trama, a un prodotto già visto nella filmografia del grande autore filippino, ma a sorpresa Season of the Devil è un lungometraggio con cui Diaz rinnova parte del suo linguaggio, partendo dalle… canzoni. Si tratta infatti di un (anti)musical con i personaggi che cantano a cappella per quasi tutta la durata (poco meno di quattro ore): una scelta indubbiamente azzardata e coraggiosa che contribuisce, però, al senso generale di un’operazione di grande fascino. Le composizioni (scritte dallo stesso regista) fungono da canto funebre per un paese (solo simbolicamente?) defunto dopo l’arrivo della dittatura, mentre il poeta è accompagnato nella sua ricerca della donna amata da una sorta di Virgilio che intona malinconicamente le tristi vicende dei personaggi che incontrano lungo il cammino. I militari, intanto, come un coro greco seguono la narrazione, cantando all’unisono, e seguendo le parole del leader Narciso: parole incomprensibili (scelta di grande rilievo per mostrare come gli uomini seguano un dittatore anche senza capire cosa stia dicendo), ma che sono ordini da seguire senza discussioni. E proprio Narciso, nome scelto non a caso per richiamare anche il tema della vanità, è rappresentato con due volti, come fosse un crudele Giano Bifronte (noncurante del passato e per questo il volto che guarda indietro ha gli occhi chiusi), il dio degli inizi secondo la religione romana. Un (nuovo) inizio che, in questo caso, ha portato solo morte e disperazione al popolo filippino. Season of the Devil, così, è la grande Tragedia del cinema di Lav Diaz, un film di mostri e vampiri, streghe e fantasmi, che non concede speranza ai personaggi e agli spettatori che avranno la pazienza di coglierne la portata, in attesa di una musica che potrà iniziare soltanto alla fine. La staticità complessiva, però, inficia più del solito l’esperienza di immergersi nelle magnifiche immagini in bianco e nero, in cui paesaggi degni di una bellezza primigenia sono squarciati da un’illuminazione spettrale. Lav Diaz ha una sua luce, e questa è l’ennesima dimostrazione, nonostante la lunga durata questa vola non sia giustificata del tutto. Presentato in concorso al Festival di Berlino 2018.

Nei cinema

In TV

In streaming