La locandina del film "Taxi Driver"
Una scena di "Taxi Driver"

Travis Bickle (Robert De Niro), reduce del Vietnam con problemi di insonnia, diventa tassista di notte a New York. Incapace di costruire un rapporto d'amore con Betsy (Cybill Shepherd) e disgustato dal marciume morale cui assiste in continuazione, dopo l'incontro con la prostituta adolescente Iris (Jodie Foster), decide, in preda a turbe psichiche, di ripulire le strade con la violenza.

Dal “casuale” sodalizio con Paul Schrader, ex critico cinematografico passato alla sceneggiatura, nasce il capolavoro assoluto di Martin Scorsese: un viaggio allucinato in una mente deviata e in una New York mai così sporca e infernale. La città, ritratta nelle vivide luci notturne della fotografia di Michael Chapman, è specchio di una nazione incapace di superare la pesante eredità del Vietnam e che nasconde la sporcizia sotto il tappeto della politica più ipocrita. Su questa società corrotta, putrescente e razzista, l'alienato Travis, antieroe per eccellenza del cinema revisionista della New Hollywood, non può che invocare un catartico “diluvio universale” o scatenare in prima persona la sua rabbia repressa. Tante le sequenze entrate nella storia, dall'impressionante monologo del protagonista (il cui «Are you talkin' to me?» è diventato una battuta cult) allo sconvolgente massacro del pre-finale: attraverso l'uso della violenza, paradossalmente, Travis ottiene il reinserimento nella società. Indimenticabili la colonna sonora jazz di Bernard Herrmann, la presenza dell'ancor giovanissima Jodie Foster e soprattutto la gigantesca performance di un iconico Robert De Niro, che si preparò al ruolo facendo il (vero) taxista a New York per diversi giorni. Meritata Palma d'oro al 29° Festival di Cannes per questo dramma psicologico nichilista e dai complessi risvolti sociali che, una volta visto, non si potrà più dimenticare.

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