La locandina del film "Terra di confine – Open range"
Una scena di "Terra di confine – Open range"

Montana, 1882. Boss Spearman (Robert Duvall) e Charley Waite (Kevin Costner) conducono le loro mandrie per le praterie americane. Un giorno il gruppo guidato dai due, e comprendente Mose (Abraham Benrui) e Button (Diego Luna), si scontra con il prepotente proprietario terriero Denton Baxter (Michael Gambon). Boss e Charley potranno contare sull'aiuto di Sue Barlow (Annette Bening), determinata donna matura, sorella del medico cittadino.

A tredici anni da Balla coi lupi (1990) e dopo una lunga serie di flop, Kevin Costner torna a confrontarsi con il western e lo fa con risultati più che apprezzabili. Il punto di partenza è ambizioso, in quanto il regista guarda chiaramente a modelli come John Ford e Howard Hawks, ma lo fa rileggendo in maniera abbastanza personale gli stilemi del genere, senza abbandonarsi agli eccessi derivativi. La prepotenza dell'uomo bianco, la sua idea perversa di capitalismo che si alimenta per mezzo della sopraffazione dei più deboli (in questo caso non si tratta di indiani, ma di mandriani senza fissa dimora) sono i tratti più interessanti di un'opera coraggiosamente fuori moda, dal tasso spettacolare più che discreto e, malgrado qualche macchinosità narrativa e lungaggine di troppo, decisamente godibile. Un prodotto d'intrattenimento di pregevole fattura, capace di riflettere in modo non banale su un mondo in cui il rispetto reciproco e l'attaccamento a certi valori (come l'amicizia virile) sembrano essere ormai un vago ricordo e l'incomunicabilità sentimentale (il rapporto padre-figlio che si instaura tra Boss e Charley; l'amore pudico che viene a nascere tra Charley e Sue) pare essere all'ordine del giorno. La sceneggiatura di Craig Storper è ispirata a un romanzo di Lauran Paine. Grande prova di Robert Duvall.

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