La locandina del film "Thor: Ragnarok"

Dopo gli eventi di Avengers: Age of Ultron (2015), Thor (Chris Hemsworth) si ritrova imprigionato sul pianeta Sakaar senza il suo martello. Costretto a combattere in un'arena contro Hulk (Mark Ruffalo), suo amico e alleato negli Avengers, Thor deve riuscire a tornare ad Asgard per fermare la pericolosa Hela (Cate Blanchettt) e impedire il Ragnarok.

Sequel di Thor: The Dark World (2013) e diciassettesimo film del Marvel Cinematic Universe, Thor: Ragnarok fa peggio dei due film precedenti della saga dando l’idea di aver perso completamente la bussola, dal punto di vista narrativo e non solo. Quello del neozelandese Taika Waititi, regista dell’interessante What We Do in the Shadows (2014), è infatti un prodotto che chiude la trilogia dedicata al Dio del Tuono nella maniera più caotica e pasticciata possibile: la voglia di stupire e di divertire è tanta, così come il desiderio di premere sul pedale dell’acceleratore, ma il risultato è un ibrido scollato di azione e umorismo, di gag sfiatate e sequenze spettacolari prive di nerbo, che non convincono quasi mai. Il tocco shakespeariano di Kenneth Branagh nel primo Thor (2011), ma anche le tonalità più dark del capitolo successivo, sono completamente rinnegate per virare sulla baracconata pura e semplice: la vena pop è lasciata andare a briglia sciolta fino a lambire il ridicolo, abbondano gli injoke alimentari e le apparizioni fini a stesse legate all’universo Marvel e il tutto sembra soltanto uno scialbo tentativo di emulazione del successo dei Guardiani della Galassia, che restano però lontani anni luce nonostante lo scatenato utilizzo di Immigrant Song dei Led Zeppelin. La dimensione sfacciatamente ironica di tutta l’operazione (strategia commerciale ormai francamente satura della Marvel) che demistifica ogni personaggio in campo, da Loki all’Hulk di Mark Ruffalo ha probabilmente destato fin troppa simpatia nella critica americana, eccessivamente positiva sul film. Monodimensionale e sprecata anche la cattivissima Hela di Cate Blanchett, mentre l’Odino di Anthony Hopkins e il surreale e bislacco Gran Maestro di Jeff Goldblum avrebbero meritato più spazio.

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Dal 25 ottobre 2017

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