La locandina del film "Tutto quello che vuoi"

Alessandro (Andrea Carpenzano) è un ventiduenne trasteverino rozzo, ignorante e turbolento; Giorgio (Giuliano Montaldo) un ottantacinquenne poeta dimenticato. I due non si sono mai incontrati pur vivendo a pochi passi di distanza, finché il giovane non accetta un lavoro come accompagnatore di quell’anziano, colto ed elegante signore.

Ispirandosi liberamente al romanzo Poco più di niente di Cosimo Calamini, lo sceneggiatore Francesco Bruni, che da qualche anno ha iniziato anche un singolare percorso cinematografico come regista, scrive e dirige una vicenda dolente e malinconica, ma stemperata da una notevole dose di ironia, su uno scontro generazionale tra due opposti assoluti per età anagrafica, derivazioni culturali, ascendenze sociali. Alessandro e Giorgio sono polarità estreme che servono a Bruni per raccontare due diversi sentimenti del mondo e due approcci alla vita altrettanto contrapposti; una frattura nella quale lasciar filtrare la quintessenza di un cinema quieto e sorridente, animato da un tenue pudore e da una svagata tenerezza. Le dinamiche tra i protagonisti ricordano molto da vicino il precedente successo del regista, Scialla! (2011), riproposte tuttavia in chiave più intimista e dimessa, ma con il medesimo tocco in grado di mettere a fuoco il rapporto affettivo e simbiotico tra due universi molto distanti. Efficaci l’ambientazione trasteverina e monteverdina e la rappresentazione della gioventù romana di oggi – un mondo che Bruni conferma ancora una volta di conoscere molto bene – ma la freschezza e la funzionalità dell’operazione sono spesso vanificate da una scrittura a tratti lacunosa, che si snoda tra gag poco efficaci e qualche passaggio a vuoto di troppo: cali di ritmo piuttosto vistosi e non trascurabili che mal si accordano con la bontà dell’impianto generale e con l’umanità distaccata e timorosa con cui Bruni prova a raccontare un tema tabù come il morbo Alzheimer, ibridandolo addirittura con il road movie, la caccia al tesoro e la riflessione sui trascorsi bellici dell’Italia. Sorprendente e intensa, pur con qualche eccesso manierato nella recitazione, l’interpretazione del maestro Giuliano Montaldo, che ha accettato con gran coraggio di prendere sulle proprie spalle una sfida non semplice. Nel cast anche Arturo Bruni, figlio del regista e membro del collettivo rap romano Dark Polo Gang.

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