La locandina del film "Two Lovers"

New York. Leonard Kraditor (Joaquin Phoenix), trova il coraggio di uscire dal silenzioso dolore causato da una passata relazione, inseguendo due donne diverse: Sandra (Vinessa Shaw), che piace ai suoi genitori, e Michelle (Gwyneth Paltrow), la sfuggente e volubile vicina di casa.

Con un atto di coraggio impressionante per il cinema hollywoodiano contemporaneo, Gray si allontana per la prima volta dalle atmosfere noir a lui congeniali per concentrarsi su un melò anomalo, diventato uno dei più significativi e affascinanti esempi di dramma sentimentale d'inizio nuovo millennio. Il regista americano non solo vince la scommessa, ma con Two Lovers segna uno degli approdi più alti e sicuri della sua carriera, un'opera destinata a restare nel tempo in virtù della sua preziosa unicità. Attraverso tre personaggi, Gray racconta ciò che sfugge a qualsiasi classificazione, ovvero le sottili oscillazioni del sentimento umano, con tutto il loro carico di imprevedibilità e dolorosità. Caricando New York dello spleen del protagonista (indimenticabile la sequenza nel ristorante che lo inquadra da solo, sullo sfondo, tra le note di Lujon) e muovendosi in perfetto equilibrio tra territori da cinema indipendente e l'onda emotiva da produzioni mainstream, la storia di Leonard si dipana tra piccoli eventi che il regista riempie di una profondità nuova e insieme intimamente inserita nel tracciato della più pura tradizione a stelle e strisce degli anni Sessanta. Tra Cassavetes e Carver, e con un occhio al languore dell'Antonioni più indimenticabile, Leonard si muove realisticamente tra due sentimenti coesistenti, tra due pulsioni complementari. L'amore per le donne che lo circondano (alle amanti si aggiunge la madre interpretata da un'incisiva Isabella Rossellini), regolato da dinamiche contraddittorie, non concede la scelta, ma sceglie, implacabilmente, per lui. Un'opera straordinariamente ellittica, controllatissima da punto di vista formale che rifiuta ogni approccio convenzionale a un tema (e a una condizione esistenziale) di rara intensità. E l'indimenticabile sguardo finale di Phoenix (davvero bravissimo) fotografa la realistica compresenza di felicità e rimpianto propria di ogni svolta della vita di un uomo. Meraviglioso.

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