La locandina del film "Unsane"

Sawyer (Claire Foy) si è da poco trasferita e ha iniziato un nuovo lavoro per fuggire da uno stalker che la perseguitava. Finita involontariamente in un istituto per la sanità mentale, vedrà il suo incubo prendere di nuovo vita: sarà solo frutto della sua immaginazione?

Non è certamente un caso o una novità che un regista che abbia iniziato la sua carriera con Sesso, bugie e videotape (1989) ami sperimentare sempre nuove forme e nuovi linguaggi. Questa volta, però, Steven Soderbergh punta a qualcosa di ancor più originale: Unsane, infatti, è un thriller girato interamente con un iPhone. Scelta degna di nota o semplice esercizio di stile? Più la prima che la seconda, perché si ritrova coerenza con un film in cui il telefono ha un ruolo fondamentale, sia come minaccia (lo stalker che scrive ripetutamente a Sawyer), sia come ancora di salvezza (l’unico possibile contatto tra il manicomio e l’esterno). Soderbergh sa anche come gestire bene la tensione soprattutto nella prima parte, mentre nella seconda il film inizia a incappare in troppe svolte improbabili e in buchi di sceneggiatura piuttosto evidenti. Il copione dei poco esperti Jonathan Bernstein e James Greer non è il punto di forte di un lavoro che avrebbe potuto essere ancora più affascinante, puntando magari su una maggiore ambiguità di fondo e su alcuni colpi di scena meno telefonati. Restano comunque diverse le suggestioni e si segnala positivamente anche la buona performance di Claire Foy (attrice diventata celebre per aver interpretato la Regina Elisabetta II nella serie televisiva The Crown) in un ruolo tutt’altro che semplice. Presentato fuori concorso al Festival di Berlino 2018.

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Dal 5 luglio 2018

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