L'uomo dai sette capestri

The Life and Times of Judge Roy Bean

Il fuorilegge Roy Bean (Paul Newman) si stabilisce in un desolato villaggio del Texas, divenendone giudice e padrone assoluto e amministrando la legge con l'utilizzo abbondante della forca e di una buona colt.

Ispirato alle gesta del realmente esistito “giudice” Roy Bean, L'uomo dai sette capestri è uno dei due soli western realizzati da John Huston, preceduto da Gli inesorabili (1960). Anomalo, bizzarro, anti-romantico, percorso da un'ironia farsesca e sottilmente crudele: la decostruzione di un genere cinematografico e dell'immaginario della Frontiera, così centrale nel cinema americano degli anni Settanta, passa anche attraverso questo insolito film, che sembra avere non pochi punti in comune con La ballata di Cable Hogue (1970) di Sam Peckinpah. Huston si basa su uno script cruento e amaramente nostalgico di John Milius (dal libro di C. L. Sonnichsen) e condisce quest'elegia sul tramonto del West – soppiantato dall'arrivo della cosiddetta civiltà – con toni da comedy sprezzante (e spiazzante), folli sparatorie, orsi da compagnia, squilibrati killer albini. Originale, coerente e godibile. Brevissime apparizioni geniali di Anthony Perkins (il reverendo LaSalle), Ava Gardner (Lily Langtry) e dello stesso Huston (Grizzly Adams). Colonna sonora di Maurice Jarre (candidata all'Oscar per la canzone Marmalade, Molasses & Honey), fotografia di Richard Moore.

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