La locandina del film "Valerian e la città dei mille pianeti"

Valerian e la città dei mille pianeti

Valerian and the City of a Thousand Planets

Ventottesimo secolo. Valerian (Dane DeHaan) e Laureline (Cara Delevingne) sono due agenti speciali incaricati di sorvegliare i territori umani. Lavorano insieme da moltissimi anni e sono estremamente affiatati, anche se Valerian non manca di provarci a più riprese con Laureline e di sottoporle improbabili dichiarazioni d'amore e proposte di matrimonio. La missione più delicata nella quale i due si imbarcheranno riguarderà però Alpha, la città dei mille pianeti.

Dopo essersi dedicato in massima parte a un cinema fanciullesco indirizzato a un vasto pubblico giovanile e forse anche infantile, il regista Luc Besson torna alla fantascienza dal gusto camp già esplorata nel suo Il quinto elemento (1997), ambientato cinque secoli prima di Valerian. A partire dal fumetto Valerian e Laureline di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, l’autore di Leon e Nikita realizza uno sci-fi movie ambizioso ma dalla vocazione kitsch e artigianale che, a livello di estetica, pare risentire dei suoi fallimentari (e visivamente piuttosto rozzi) film sui Minimei. Dai costumi alle scenografie, passando per la recitazione di un cast piuttosto spaesato e per le tante suggestioni mal dosate, il film assume le sembianze di un divertissement e di un guilty pleasure puro e semplice, un caleidoscopio estroso, ma altrettanto esile, di colori sgargianti, trovate elementari, continui inciampi e rallentamenti narrativi, in forma di digressione o di sbilanciate sequenze d’azione. La cornice interstellare appare posticcia e l’adattamento del fumetto di partenza, anche dal punto di vista meramente grafico, è piuttosto rozzo e meccanico, non certo in grado di reggere il salto dalle strisce al grande schermo senza colpo ferire. Si salvano, ma a stento, il messaggio pacifista e la sua morale non belligerante, ma tutto il resto è improntato a una stucchevole faciloneria. Delle pulsioni cyberpunk esplorate ne Il quinto elemento non c’è traccia e la sensazione è piuttosto quella di trovarsi davanti a uno Star Wars riveduto e corretto ad uso e consumo di un pubblico di pre-adolescenti. Anche le parentesi ironiche sono piuttosto sfiatate e telefonate, soprattutto quelle che riguardano la fashion model Cara Delevingne, eletta qui a protagonista (più riuscita, invece, la sua chimica con Dane DeHaan); sprecati Clive Owen, Ethan Hawke e Rudget Hauer, più interessante invece il ruolo ritagliato per Rihanna, dolente trasformista senza identità imbevuta di echi shakespeariani che ha il solo demerito di rimanere in scena troppo poco. Si tratta con ogni probabilità della produzione indipendente più costosa di sempre: Besson l’ha realizzata con la sua Europa Corp incappando in varie difficoltà e arrivando a mettere insieme un budget complessivo di 180 milioni (il film ha fatto però registrare un sonoro flop negli Stati Uniti). Musiche di Alexandre Desplat.

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Dal 21 settembre 2017

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