La locandina del film "Il vegetale"
Una scena di "Il vegetale"

Neolaureato, disoccupato e considerato dalla famiglia alla stregua di un vegetale, Fabio (Fabio Rovazzi) è in cerca di un impiego. Un evento inaspettato rimescolerà le carte in tavola, dandogli la possibilità di fare un inatteso… stage.

Dopo i successi ottenuti con Checco Zalone, il regista Gennaro Nunziante prova a ridare vita alla stesa formula con Fabio Rovazzi, fenomeno web che con alcuni suoi tormentoni musicali ha raggiunto la vetta delle classifiche. Alla sua prima prova sul grande schermo, però, Rovazzi sconta fin dalle prime battute il paragone con Zalone, risultando meno incisivo e incapace di rappresentare le meschinerie italiane con altrettanta efficacia: il suo personaggio, un eterno sfruttato, dovrebbe essere metafora dei giovani di oggi, disposti a tutto pur di ottenere un impiego, ma la metafora è talmente esplicita e palese che lascia ben poco su cui riflettere al termine della visione. Sempre sotto l’insegna del politically correct e della retorica buonista, Il vegetale porta avanti messaggi (la fatica viene ripagata) forzatamente positivi e inverosimili, riuscendo a far sorridere solo raramente con spunti che, a ogni modo, sanno molto di già visto. Se Rovazzi risulta inespressivo, non tanto di meglio fanno gli attori di contorno, a partire da uno svogliato Luca Zingaretti. Evitabile.

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