La locandina del film "La vergine, il toro e il capricorno"
Una scena di "La vergine, il toro e il capricorno"

Gianni Ferretti (Alberto Lionello), imprenditore milanese trapiantato a Roma, non riesce a fare a meno di tradire la moglie Gioia (Edwige Fenech); la quale, scoperta una liaison con l'amica Enrica (Olga Bisera), parte per Ischia con l'intenzione di pareggiare i conti. Ci riuscirà grazie al giovane Patrizio (Ray Lovelock).

Il tradimento (vero o presunto) come collante del rapporto di coppia: ecco la scanzonata tesi di questa commedia diretta da Luciano Martino, anche sceneggiatore con Francesco Milizia e Cesare Frugoni. Lo sviluppo è frizzante, le battute piacevolmente volgarotte («Scopare senza guardare è come mangiare senza ingoiare!») e gli interpreti in gran forma (Alberto Lionello è al limite della caricatura, Aldo Maccione, nei panni dell'imbranato seduttore Felice Spezzaferri, regala perle linguistiche del tipo “attacchi di mandrillite” e “eccesso di calore coglionale”), ma le situazioni sono ripetitive e la seconda parte cala drasticamente di ritmo. Un giochino divertente, che però mostra presto la corda; apprezzabili, comunque (anche tecnicamente), gli slanci onirici di Gioia nei confronti del vagheggiato Patrizio. Bella ma meno solare del solito Edwige Fenech, che comunque si spoglia generosamente. Alvaro Vitali è il cameriere Alvaro, Ugo Bologna è il commendator Ferretti, Michele Gammino è il superdotato Raffaele; gustoso cameo di Mario Carotenuto nei panni del vicino guardone.

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