La locandina del film "Le vite degli altri"

DDR, 1984. Costretto a spiare per mesi lo scrittore e intellettuale Georg (Sebastian Koch), ritenuto pericoloso per il regime, il metodico capo della polizia segreta Gerd (Ulrich Mühe), conducendo un'anonima esistenza immersa in scottanti intercettazioni, comincia ad acquisire una propria coscienza nei confronti del potere che è costretto a servire.

Lungometraggio d'esordio del regista e sceneggiatore tedesco Florian Henckel von Donnersmarck (classe 1973), il film è un apologo inquietante che indaga lo scenario socio-culturale della Berlino Est controllata dalle spie della Stasi (Ministero per la Sicurezza dello Stato), il temuto organo di sicurezza e spionaggio in attività dal 1950 al 1989. Riuscendo nel difficile compito di rifiutare qualsiasi facile forma di denuncia, la pellicola mette in scena un dramma iperrealistico a metà strada tra thriller psicologico e documento storico di dolorosa necessità. Ulrich Mühe, prestigioso attore teatrale prematuramente scomparso nel 2007, è straordinario nell'interpretare un algido ma sofferente capo della Stasi schiacciato dal peso di un'eterna sconfitta e condannato alla solitudine, la cui struggente malinconia ricorda quella di Gene Hackman ne La conversazione (1974). La sua non-esistenza alienante, vissuta solo in funzione di quella degli altri, racchiude confessioni e silenzi che valgono più di qualsiasi inchiesta politica. Girato in 37 giorni con un budget di 2.000.000 di dollari, il film ne ha incassati 77.000.000 in tutto il mondo. Oscar come miglior film straniero e numerosi riconoscimenti in tutta Europa.

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