La locandina del film "Le voci bianche"

Meo (Paolo Ferrari) è un povero popolano che decide di guadagnare un po' di soldi facendo castrare il fratello più piccolo, visto che nel ‘700 a Roma le donne non potevano recitare nei teatri e le voci bianche maschili erano molto ambite. A causa di una serie di imprevisti, il protagonista si ritroverà a fingere di essere egli stesso un castrato per salvare la pelle.

Commedia in costume presentata fuori concorso al 17° Festival di Cannes, Le voci bianche è il tentativo da parte di Festa Campanile e Franciosa di riportare, attraverso i toni brillanti della farsa, l'atmosfera capitolina dell'epoca. La missione è compiuta solo in parte, finché la sceneggiatura firmata dagli stessi registi con Luigi Magni, regge a un ritmo sostenuto e allegro. La svolta avviene quando i sagaci botta e risposta di Paolo Ferrari, lasceranno spazio ai tradimenti e alle nudità gratuite. Sarebbe potuto essere un ottimo film picaresco, focalizzato originalmente sui punti di convergenza tra popolo e nobiltà, invece è più semplicemente un precursore della futura commedia sexy. Complessivamente, il risultato è così così. Buon lavoro da parte di Pier Luigi Pizzi, che cura abilmente sia le scenografie che i costumi.

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