La locandina del film "Waterworld"
Una scena di "Waterworld"

In un futuro apocalittico dove la Terra è stata completamente sommersa dalle acque, l'umanità piomba in un periodo di povertà e sofferenza. Il mutante Mariner (Kevin Costner) scopre tatuata sulla schiena di una bambina la mappa di Drylan, l'unico lembo di terra sopravvissuto al cataclisma. Ma altri sono interessati a conquistare l'agognata terra promessa, e non per farne del bene.

Criticato in maniera feroce in America, con accuse se non ridicole comunque estremamente esagerate (tra cui quelle di essere misogino e di aver imbastito un finale fin troppo fantasioso ed eccessivo), Waterworld è in realtà un'opera più fragile rispettato alla portata delle sue ambizioni, specialmente per ciò che riguarda la rilettura di alcuni generi cinematografici del passato, ma non ben al di sopra della vulgata che circola sul suo nome e di sicuro non meritevole di molti degli strali che gli è toccato subire. Le armi che ancora oggi può sfoderare sono una sequenzialità ininterrotta, cavallo di battaglia dello stesso Reynolds, una sceneggiatura sempre accattivante (soprattutto nei dialoghi) e una dimensione avventurosa che perdura con costanza. Più giocoso di altri film del suo regista e lontano dall'impegno intellettuale che aveva animato titoli come Fandango (1985) o Belva da guerra (1988), Waterworld si inscrive nei dettami del cinema d'avventura con completa dedizione ma anche con una purtroppo diffusissima tendenza al pasticciaccio e alla commistione. Dopo il suo flop, che comunque fu meno sonoro di quel che si è soliti raccontare, non a caso gli studios hollywoodiani cominciarono a rifiutare in tronco di prendersi carico della realizzazione di script che fossero improntati al cosiddetto mixed genre, vale a dire di copioni non affini a un genere definito ma aperti a suggestioni molteplici. Prodotto dal protagonista Kevin Costner.

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