La locandina del film "Windtalkers"
Una scena di "Windtalkers"

Seconda guerra mondiale. Nel corpo dei Marines, i parlatori in codice Navajo trasmettono messaggi nella loro lingua per non essere intercettati dai giapponesi. Nella battaglia di Saipan, il tormentato sergente Joe Enders (Nicolas Cage) è incaricato di proteggere l'indiano Ben Yahzee (Adam Beach) con l'ordine di ucciderlo nel caso rischi di cadere in mano nemica.

Ormai inserito nei meccanismi del cinema hollywoodiano, il regista di Hong Kong John Woo abbandona momentaneamente il genere action, di cui è maestro assoluto, per cimentarsi con un formato a lui molto meno vicino: il cinema bellico ad alto budget. È encomiabile la scelta di rendere finalmente omaggio al ruolo fondamentale – e dimenticato per decenni – dei Nativi americani windtalkers (“coloro che parlano nel vento”). Il risultato lo è molto meno, sia sul piano artistico che commerciale. Woo sbaglia tutto: prigioniero della retorica da blockbuster rispecchiata nel melenso script di John Rice e Joe Batteer, non restituisce alcun respiro epico, gira brutte scene di battaglia come fosse un videogame e gioca su banali idee narrative (la semisordità di Enders che si oppone al ruolo di Ben come “comunicatore”; la redenzione del primo nell'amicizia con il secondo). Grande flop al botteghino, il film conta un ricco cast in cui l'interpretazione di Cage è piuttosto inguardabile.

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