La locandina del film "X-Men: Giorni di un futuro passato"

X-Men: Giorni di un futuro passato

X-Men: Days of Future Past

In un futuro dove l'umanità è sotto il dominio degli automi, Wolverine (Hugh Jackman) torna nel passato per risolvere alla radice il problema e cambiare il presente.

Uno dei capitoli più interessanti della bibliografia sugli X-Men ha finalmente visto la luce sul grande schermo, per mano di colui che aveva dato il via alla saga cinematografica nel 2000: Bryan Singer. Ci si aspettava un passo avanti rispetto a X-men: L'inizio (2011), ma Singer si rifugia nel passato piuttosto che proiettarsi nel futuro, e questo sapore di déjà-vu non fa bene all'esito complessivo della pellicola. Un misto tra Matrix (1999), con tanto di sentinelle, e un film sui supereroi, X-Men – Giorni di un futuro passato è ancora una volta “wolverinecentrico”, con Hugh Jackman a giganteggiare e gli altri attori a fare da comprimari. Agli appassionati farà piacere vedere nello stesso film il professor Xavier da giovane (James McAvoy) e da adulto (Patrick Stewart), e lo stesso si può dire di Magneto – egregiamente interpretato da Michael Fassbender e Ian McKellen – ma sembra tutto costruito a tavolino, senza emozione, senza la spinta genuina di cui si erano nutriti i primi due capitoli. Il finale, in linea con tutta la pellicola, è riservato agli affezionati della serie.

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