La locandina del film "You Were Never Really Here"

You Were Never Really Here

You Were Never Really Here

Una scena di "You Were Never Really Here"

Joe (Joaquin Phoenix) è un veterano di guerra che vive con la madre anziana e combatte ogni giorno contro i fantasmi del suo passato. Impegnato nella lotta contro il traffico sessuale, proverà a salvare una ragazzina dalla prostituzione ma finirà per innescare una pericolosa spirale di violenza.

Prendendo spunto da un romanzo di Jonathan Ames, la regista scozzese Lynne Ramsay – dopo il riuscito …e ora parliamo di Kevin (2011) – torna a raccontare un personaggio tormentato, che vive una situazione famigliare non semplice e vittima di manie suicide. È un film che parte forte, grazie alle suggestioni audiovisive della messinscena e alla caratterizzazione del personaggio principale, salvo poi spegnersi gradualmente col passare dei minuti tanto da risultare irrisolto al termine della visione. Non mancano sequenze di grande impatto e l’intera operazione ha il suo fascino, ma a livello narrativo non regala davvero alcuno spunto degno di nota e si arriva alla conclusione col fiato corto: possono tornare alla mente alcune dinamiche di Taxi Driver (1976) ma, naturalmente, lo spessore del capolavoro di Scorsese non viene mai nemmeno sfiorato. Tra le note di merito si segnalano la colonna sonora firmata da Jonny Greenwood e la potente interpretazione di Joaquin Phoenix, in uno dei ruoli più violenti e brutali della sua intera carriera, premiato al Festival di Cannes, dove il film ha ottenuto anche il Premio per la migliore sceneggiatura ex-aequo con The Killing of a Sacred Deer (2017) di Yorgos Lanthimos.

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