Stop the Pounding Heart
Stop the Pounding Heart
2013
Paesi
Italia, Usa, Belgio
Generi
Drammatico, Documentario
Durata
98 min.
Formato
Colore
Regista
Roberto Minervini
In una comunità rurale del Texas contemporaneo, una famiglia molto umile di allevatori di capre vive in una fattoria e conduce un'esistenza guidata dai valori della fede cristiana. La giovane Sara (Sara Carlson), che ha innumerevoli fratelli, si dedica al lavoro agreste e aspetta di essere data in sposa a qualcuno, ma un cowboy, Colby (Colby Trichell), manderà in crisi le sue certezze. I personaggi del suo film Roberto Minervini li conosce ancora una volta benissimo: sono suoi vicini di casa, vivono a due passi da lui e il regista dà l'impressione di avere con loro un rapporto ben più profondo e sotterraneo del mero legame che può esserci tra un regista e gli oggetti delle attenzioni del suo sguardo. Stop the Pounding Heart, rispetto alle opere precedenti dell'autore, segna un passaggio fondamentale e alza notevolmente il tiro, pur non convincendo del tutto nella sovrapposizione concettuale e formale tra fiction e documentario, due categorizzazioni che vengono entrambe eluse con grande furbizia semantica, anche se con estrema originalità. Al di là delle definizioni, che con un film simile possono in fin dei conti apparire abbastanza relative e secondarie, Stop the Pounding Heart è un'operazione che riesce a restituire le radici profonde di un paese, l'America, la cui essenza assai di rado è stata raccontata e restituita con una profondità così verisimile e sfaccettata. Un risultato raggiunto, paradossalmente, senza l'urgenza di dimostrare alcunché, con il massimo dell'imperturbabilità e della distensione espressiva, attraverso una (non) narrazione che esplora un tessuto sociale e un'età della vita facendo dialogare particolare e universale, comunità e Nazione, materialismo naturalistico e riflessioni metafisiche e perfino religiose. Queste riflessioni non sono mai sottolineate goffamente, ma albergano in delle immagini tanto elementari quanto potenti, volte a restituire la concretezza reale oltre che esperienziale di una professione di fede, alla larga da qualsiasi giudizio o parafrasi morale. Notevole, in tal senso, il bellissimo finale-confessione. Scritto a quattro mani, seguendo il flusso delle riprese, con il direttore della fotografia Diego Romero.
Maximal Interjector
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