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I 5 migliori film diretti da Clint Eastwood

Nella settimana dell'uscita in sala del suo ultimo film, Richard Jewell, il protagonista della nostra classifica non poteva che essere Clint Eastwood. Regista e, ancor prima, attore tra i più iconici della sua generazione, Eastwood rimane, a quasi 90 anni, uno dei più grandi autori capaci di portare sul grande schermo luci e ombre dell'epica americana, attraverso rigoroso classicismo e toccante umanesimo.

Ecco la nostra classifica dei suoi 5 migliori film da regista:

5° Posto: Gran Torino (2008)

Reduce della Guerra di Corea, il cinico Walt Kovalski (Clint Eastwood) riuscirà a superare i suoi pregiudizi razziali e la sua misantropia grazie all’amicizia con il giovane vicino di casa asiatico Thao (Bee Vang), la cui famiglia è minacciata da una gang del quartiere. Ancora una volta Clint Eastwood mette al centro del suo cinema un cowboy solitario attaccato a (dis)valori del passato, inscenando un incontro tra due anime opposte che si sublima in un rapporto intenso e che può ricordare quello tra un padre e un figlio. Una grande regia e una grandissima interpretazione di Eastwood, alla sua ultima prova da attore in un film da lui diretto.

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4° Posto: Lettere da Iwo Jima (2006)

Cronaca della battaglia di Iwo Jima vissuta dalla prospettiva degli ufficiali e soldati nipponici, inesorabilmente preparati alla sconfitta. In particolare, vengono narrate le vicende del generale Kuribayashi (Ken Watanabe) e del soldato Saigo (Kazunari Ninomiya), i cui ricordi rivivono grazie alle loro lettere scritte dal fronte. Seconda parte del dittico che Eastwood ha dedicato a uno degli episodi più significativi della Seconda guerra mondiale, speculare a Flags of Our Fathers (anch’esso del 2006, girato sullo stesso set quasi in contemporanea): come raramente è accaduto nella storia del cinema americano, qui il punto di vista è esclusivamente quello del “nemico”. Uno straordinario film di guerra, straziante e umanissimo, fotografato magnificamente e interpretato da un cast in gran forma.

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3° Posto: Gli spietati (1992)

Wyoming, 1880. Il pacifico ex pistolero William Munny (Clint Eastwood) decide di rispolverare la vecchia colt appesa al chiodo: l’occasione è la caccia, con l’amico Ned Morgan (Morgan Freeman) e il giovane Kid (Jaimz Woolvett), a un gruppo di delinquenti che ha sfregiato una prostituta. Contro di loro, uno sceriffo ostinato e crudele (Gene Hackman). Primo vero grande film di Clint Eastwood, Gli spietati è un’opera pessimista, dal respiro crepuscolare e in un certo senso decadente, che mette al centro un universo virile antieroico e non riconciliato. Per molti, rappresenta il definitivo canto del cigno su un Mito e su un genere cinematografico, il western, appartenenti ormai al passato. Un’operazione monumentale, da vedere e rivedere.

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2° Posto: Mystic River (2003)

Asciutto, rigoroso, spietato: adattando il romanzo La morte non dimentica di Dennis Lehane, Clint Eastwood realizza un’opera maestosa ed essenziale, che guarda ai grandi classici sfiorando un’epicità che ben pochi altri cineasti hanno saputo raggiungere nel nuovo millennio. Nell’affrontare il dramma di un’anima violata e sconfitta, Eastwood tocca temi scomodi e respingenti (uno su tutti, la pedofilia), decretando l’esclusione emotiva e sociale di chi è stato contaminato dal Male (simbolizzato dal fiume Mystic, filo conduttore sia a livello narrativo che metaforico) e intrecciando le storie personali dei tre protagonisti. Magnifico e di grandissimo spessore psicologico.

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1° Posto: Million Dollar Baby (2004)

La vetta dell’intera filmografia di Clint Eastwood: alla veneranda età di 74 anni, il regista regala una toccante storia di sacrifici, di sogni e di speranze che si infrangono, dove la boxe si fa metafora di riscatto sociale e mezzo per ritrarre un rapporto filiale di straordinaria autenticità. La ritualità dell’allenamento e la dimensione epica dell’universo pugilistico sono rappresentate con efficacia e rigore, grazie anche all’aiuto del sapiente montaggio di Joel Cox e alla splendida fotografia di Tom Stern. Un lungometraggio memorabile, meritatamente premiato con quattro Oscar, dotato una conclusione indimenticabile e commovente. Grande prova di Hilary Swank, ma lo stesso Eastwood e Morgan Freeman non sono stati da meno.

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