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Il cinema di Irene Dioniso: da lunedì 8 marzo su STREEEN!

Rassegna ‘IL CINEMA DI IRENE DIONISIO’

Da lunedì 8 marzo su STREEEN! la retrospettiva sulla regista Irene Dionisio



Streeen.org - piattaforma di streaming VOD dedicata al cinema indipendente e d'autore – accoglie in catalogo i titoli principali della filmografia della giovane regista torinese IRENE DIONISIO, che saranno disponibili da lunedì 8 marzo e per i 3 mesi successivi.

L’8 marzo è una data importante per Streeen. L’8 marzo 2020 le piazze erano vuote, l’Italia era in lockdown e Streeen lanciava #LOTTOMARZOSEMPRE, un canale free per riflettere sulla complessità del genere attraverso un cambiamento di prospettiva nell’approcciarsi a questo tema. Il cinema, un certo cinema, può essere uno strumento straordinario per dare voce al cambiamento, offrendo nuove rappresentazioni, finalmente lontane dai modelli patriarcali che la società ci impone.

Quest’anno Streeen omaggia Irene Dionisio, regista il cui lavoro, nel cinema e nelle arti visive, come attivista femminista, scardina ogni stereotipo e ci regala uno sguardo, non femminile, ma intersezionale, attraverso il suo cinema impegnato legato dal filo rosso della marginalità. 

I documentari La fabbrica è piena - Tragicomedìa in otto atti e Sponde. Nel sicuro sole del Nord saranno visibili su streeen.org insieme a due dei lavori brevi firmati dalla regista: la videoinstallazione Il mio unico crimine è vedere chiaro nella notte e Le storie che saremo, corto nato dalla riflessione di più registi sui temi della pandemia. 

Inoltre, grazie alla collaborazione di Istituto Luce, a questi titoli si aggiungerà il lungometraggio di esordio di Irene Dionisio Le ultime cose, prodotto da Tempesta Film con Rai Cinema.

Documentari e lungometraggi saranno visibili a 2,80 € l’uno, mentre i 2 cortometraggi andranno ad arricchire le proposte di film disponibili per gli abbonati (abbonamento mensile 6,50 €).

Irene Dionisio, classe 1986, è una regista, documentarista e artista visuale formatasi con il collettivo curatoriale d'arte pubblica a.titolo, il documentarista Daniele Segre e la regista Alina Marazzi. La sua produzione artistica include documentari e un lungometraggio che le hanno portato partecipazioni e premi in diversi festival (Premio del Pubblico - Festival dei Popoli, Premio Cariddi - Taormina Film Festival, Premio Solinas - Miglior Sceneggiatura Documentario, Premio Scam - Francia e Premio della Giuria - Cine Verité in Iran) e video-installazioni esposte al Pac di Milano, Palazzo Grassi di Venezia, Museo Berardo di Lisbona e Centre d'Art Contemporain di Ginevra. Ha diretto per tre anni il festival Lovers promosso dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, e il suo ultimo progetto filmico - La voce di Arturo, in fase di sviluppo - è stato selezionato alla Berlinale Talents Script 2019 tra 3.400 candidature da 130 paesi. Nel 2020 è stata premiata con il Premio Giuseppe Bertolucci, alla miglior giovane regista europea under 35.

Disponibile su streeen.org La fabbrica è piena (Italia, 2012, 55'), primo documentario della regista che sceglie lo storico stabilimento industriale torinese ‘Fiat Grandi Motori’ in disfacimento come palcoscenico di una archetipica “tragicomedìa”. Nell’ottobre 2010 la fabbrica sta per essere demolita, ma al suo interno una coppia di disoccupati rumeni e un silenzioso veterano della fabbrica abbandonata, vivono in un limbo tra disperazione e isterica euforia, attesa di fantomatici lavori, violenza repressa e profonda umanità. Il documentario fotografa un momento storico fondamentale dell'evoluzione di Torino-città/fabbrica e mette a confronto la realtà del movimento operaio e quella dei migranti. La fabbrica è piena – Tragicomedìa in otto atti - prodotto da A.Titolo in collaborazione con Baby Doc Film, con il supporto del Piemonte Doc Film Fund di Film Commission Torino Piemonte - è stato presentato, tra gli altri, al festival Visions du Reél di Nyon e al Taiwan International Documentary Festival nel 2012.

In catalogo anche Sponde. Nel sicuro sole del Nord (Italia/Francia, 2015, 60'), co-prodotto dalle italiane Mammut Film e a.titolo insieme alla francese Vicky Films, è la storia dell'amicizia tra lo scultore e postino tunisino Mohsen e il becchino in pensione Vincenzo. Uniti una sensibilità comune, Mohsen in Tunisia e Vincenzo in Italia (Lampedusa) hanno scelto di dare sepoltura ai corpi senza nome arrivati dal mare in seguito alla Primavera Araba. I due uomini e il loro timido contatto ci parlano di un'umanità profonda che si confronta con l'osceno della storia attuale; le reazioni delle comunità di appartenenza raccontano, invece, della perenne lotta dell'uomo per la dignità, anche a costo dell'emarginazione.

Ne Le ultime cose (Italia/Svizzera/Francia, 2016, 85'), prodotto da Tempesta Film con Rai Cinema, una moltitudine dolceamara si sussegue al Banco dei pegni di Torino, impegna i propri averi, in attesa del riscatto o dell’asta finale. Tra i mille volti che raccontano l’inventario umano del nostro tempo, tre storie s’intrecciano sulla sottile linea del debito morale. Il film è stato presentato alla Settimana internazionale della critica del 73ª Festival di Venezia, ha partecipato a numerosi festival internazionali tra cui Göteborg Film Festival, Moscow Intl Film Festival, Open Roads New York, Bucarest Film Festival, nominato ai David di Donatello, al Globo d’Oro e ha vinto un Nastro d'argento SIAE per i nuovi sceneggiatori.

In catalogo streeen per coloro che sottoscriveranno l’abbonamento (costo mensile 6,50 €) anche Le storie che saremo (Italia, 2020, 23’) realizzato da Irene Dionisio con Daniele Atzeni, Marco Bertozzi, Claudio Casazza, Giulia Cosentino, Martina Melilli e Matteo Zadra, sette autori che nel periodo di isolamento causato dal Covid-19, interrogano questo fragile presente attraverso la forza del passato, per continuare a immaginare un mondo nuovo; e Il mio unico crimine è vedere chiaro nella notte, videoinstallazione risultato di un progetto artistico ideato dalla stessa regista con Viola Invernizzi che ha coinvolto un gruppo di lavoro sulla censura nella cinematografia italiana dal dopoguerra al 1998, anno in cui la censura viene abolita.


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