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Netflix cambia strategia in vista degli Oscar 2021: non presenterà i propri film in nessun festival

La stagione dei premi è ancora lontana ma i calcoli per arrivare tra i protagonisti delle cerimonie iniziano molto prima dell'autunno e Netflix lo sta dimostrano proprio in questi giorni.

Il colosso dello streaming, dopo anni in cui ha puntato molto sui festival e sul far circolare i propri titoli nelle selezioni di varie manifestazioni cinematografiche, ha deciso di cambiare completamente strategia e di non inviare film o talenti in nessuna rassegna.

In un altro momento una scelta del genere parrebbe incomprensibile ma, vista la situazione di emergenza, i festival si trovano a dover affrontare problematiche e imprevisti e si può capire come Netflix abbia preferito giocarsi le sue carte in modo diverso.

Normalmente, infatti, i festival di Venezia, Toronto, New York e Telluride costituiscono le "rampe di lancio" per i film che segneranno la stagione dei premi e arriveranno agli Oscar ma, al momento, tutte queste manifestazioni si trovano a dover ripensare la proprie modalità e la partecipazione: lo scenario più roseo all'orizzonte prevede sicuramente delle selezioni meno corpose, più eventi virtuali e una grande prevalenza di pubblico e stampa locali.

La decisione di Netflix, come si può immaginare, non ha reso contenti i direttori dei festival, che si preoccupano per le proprie rassegne come per quelle più piccole, che affronteranno difficoltà ancora maggiori nella ripartenza.

Inoltre, la piattaforma di streaming ha pronti (o quasi, dipende se sono stati finiti prima dell'inizio dell'isolamento) dei titoli che la stampa stava aspettando con trepidazione: tra gli altri ci sono Mank di David Fincher, biopic sullo sceneggiatore di Quarto Potere Herman J. Mankiewicz con Gary Oldman e Amanda SeyfriedHillbilly Elegy di Ron Howard con Amy Adams I'm Thinking of Ending Things per la regia di Charlie Kaufman, con Toni Colette e Jesse Plemons.

È anche possibile che Netflix abbia calcolato bene le sue mosse e preveda di fare le anteprime dei suoi titoli più forti nei due nuovi cinema che ha acquistato durante lo scorso anno, cioè il Paris Theatre di New York e l'Egyptian Theatre di Los Angeles, ambienti chiusi e controllati in cui il colosso può organizzarsi come meglio crede su tempistiche e marketing. Oppure è anche possibile che non abbia bisogno di rilasciare i propri film nelle sale, dal momento che i Golden Globe e l'Academy, in via del tutto eccezionale, hanno cambiato le loro regole per le cerimonie di quest'anno, togliendo l'obbligo secondo cui un film deve essere stato proiettato per almeno una settimana in un cinema di Los Angeles per qualificarsi.

Che si tratti di pragmatismo da tempi del Co-vid o di una mossa a lungo termine non è dato sapere, ma per quest'anno la decisione è stata presa.

Fonte: Indiewire

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