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"The Crown": la regina incanta, ancora una volta

Ripetersi, per una serie tv, è forse quanto di più difficile si possa fare, soprattutto dopo una prima stagione trionfale culminata con la consegna dei Golden Globe per la migliore serie drammatica e la migliore attrice protagonista (Claire Foy). Eppure, la seconda stagione di The Crown è addirittura migliore della precedente, perché la formula rimane apparentemente la stessa, ma non tutto resta chiuso tra le mura sicure di Buckingham Palace. Infatti, se nei primi 10 episodi tutte le vicende si erano svolte a palazzo, tra dubbi e perplessità di una ragazzina non ancora sicura di poter divenire regina d’Inghilterra, l’attenzione è qui focalizzata su tutto ciò che ruota intorno alla sua figura, in maniera tanto puntuale e realistica da sembrare vera, a tutti gli effetti.

Gli eventi si sviluppano sullo sfondo di una crisi della monarchia che pervade quasi tutta la serie; una crisi su cui si focalizzano in modo più o meno marcato alcuni degli episodi, nei quali viene evidenziato il dubbio se, dopo gli avvenimenti della seconda guerra mondiale e la caduta di moltissime monarchie ora divenute repubbliche, non sia il caso per la Gran Bretagna di compiere lo stesso passo. Tale passo comporterebbe, infatti, la messa in discussione di tutto quanto contraddistingue il Paese: tradizioni, etica, morale e organizzazione sociale. In questo senso è fondamentale l’episodio incentrato sulla figura di Jackie Kennedy (Jodi Balfour), sicuramente uno dei più belli dell’intera produzione. Dear Mrs. Kennedy racconta la visita che John Fitzgerald Kennedy (Michael C. Hall) e sua moglie fecero a Buckingham Palace durante il loro tour europeo. Le due figure femminili giganteggiano ed è interessante osservare come siano messi in contrapposizione due mondi così distanti fra loro: il passato monarchico inglese con il futuro statunitense, uno stile tradizionale e antico con uno più giovanile, il formalismo con l’informalità, il vecchio con il nuovo mondo. Tutto è restituito in modo estremamente esplicito, ma senza risultare mai didascalico. Le due figure femminili, per quanto forti, si mostrano allo stesso tempo fragili, insicure, timide (ognuna secondo le proprie ragioni) e la loro conversazione – compresi  i non detti, tuttavia riferiti – costituisce lo snodo fondamentale di un intreccio molto più coinvolgente e significativo, probabilmente perché più consapevole. Claire Foy e Jodi Balfour sono, ognuna a suo modo, incantevoli nell’offrire una performance impeccabile e coinvolgente e nel tratteggiare i lati della psicologia della Regina e di Jackie Kennedy, entrambe non di immediata comprensione.

Tra le figure femminili merita inoltre una menzione particolare Vanessa Kirby, che interpreta la sorella della regina, Margaret. Nella prima stagione c’era stato un assaggio del suo essere anticonformista e fuori dalle logiche di Palazzo, ma ora il suo personaggio si porta addosso ancora di più i segni evidenti di una vita passata nell’ombra, di un potere bramato, invidiato e forse per questo ripudiato al punto da spingersi negli eccessi (di ogni genere, dal fumo all’alcol). Lei che non può annunciare il suo fidanzamento con il fotografo Antony Armostrong-Jones (Matthew Goode) perché la Regina è in dolce attesa, lei che ha rinunciato a un matrimonio perché proveniente da un divorzio, lei che detesta Buckingham Palace e non perde occasione per sottolinearlo con la sua sensualità ostentata. L’episodio a dedicato a Margaret, Beryl, è molto interessante perché, oltre a raccontare la personalità della donna, propone una serie di riflessioni notevoli partendo proprio dalla fotografia e ponendo l’accento sulla differenza tra il posare (chiaro riferimento alle formali foto di corte) e una fotografia che rubi un attimo di vita realmente vissuta, come se le due esistenze non potessero mai incontrarsi.

Pater Familias è invece l’episodio interamente dedicato alla figura del principe Filippo (Matt Smith), ugualmente costretto a una vita all’ombra della corona. Prendendo come escamotage l’istruzione del piccolo Carlo, si scava nel passato di Filippo, mostrandone il dolore, contestualizzandone il rapporto con il nazismo e mostrando lati del suo carattere utili a spiegare le sue scelte. Sfuggevole, a volte incomprensibile, misterioso: Matt Smith riesce a donare a Filippo una personalità notevole, facendolo emergere dall’anonimato cui potrebbe essere relegato e mostrandone invece le fragilità,così come la sua forza.

Alla buona riuscita dell’insieme contribuisce infine un’ottima cornice, sorretta da una sceneggiatura solida e da una fotografia invidiabile, squisita nella sua delicatezza ma capace anche di mostrare immagini dure, forti, con una consapevolezza e una sicurezza maggiori che permettono a questa stagione di The Crown di essere effettivamente considerata addirittura superiore alla precedente.

Quello che è certo, tuttavia, è che dalla prossima stagione Claire Foy non sarà più la Regina Elisabetta, e questo è un vero peccato.

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