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"The Crown" - La seconda stagione si apre nel segno della crisi, coniugale e internazionale

“Avevo ragione su Mussolini, avevo ragione su Hitler e ho ragione su questo tizio”

Parole del primo ministro inglese, sir Anthony Eden (Jeremy Northam) mentre spiega alla regina Elisabetta (Claire Foy) la delicata e pericolosa situazione del canale di Suez, dopo l’annuncio arrivato dall’Egitto: la sede gestita da inglesi e francesi è stata occupata e il canale è in mani egiziane. È molto politico il primo episodio della seconda stagione di The Crown, in cui la regina Elisabetta sarà costretta a fronteggiare una duplice crisi, seppur in momenti separati. L’incipit, in tal senso, è quanto mai efficace, poiché mostra la regina e il principe Filippo (Matt Smith) durante una discussione, o meglio, durante la messa in discussione del loro matrimonio, e il tutto avviene nella cornice di un temporale e di luci cupe che dimostrano come ancora una volta nulla sia lasciato al caso in una delle serie tv più belle che Netflix abbia realizzato. O almeno, questo sicuramente vale per la prima stagione, ma le premesse per una seconda che sia almeno di pari livello ci sono tutte. A partire dai due protagonisti: se la prima sequenza funziona in maniera così efficace lo si deve sicuramente a una fotografia e a una regia come sempre di ottima fattura, ma soprattutto all’interpretazione dei due, talmente nella parte che sembra di assistere realmente a una discussione coniugale, come se stesse avvenendo proprio nel momento in cui la si guarda. Poi, il flashback, che riporta indietro di mesi, quando il matrimonio sembrava non poter essere migliore, ma è un idillio che viene interrotto bruscamente dalle notizie di politica estera: il Canale di Suez è stato occupato. Cosa fare? Intervenire? Attendere? L’Europa è appena uscita da un sanguinoso e dispendioso conflitto mondiale e rituffarsi nuovamente in una guerra è l’ultima delle volontà della giovane regina, che tuttavia sarà costretta a fare una scelta. Gli occhi azzurri di Claire Foy e quell’espressione solo apparentemente sperduta riescono a dare completamente l’idea di quanto avvenga nella mente di una giovane monarca che ha nelle sue mani e nelle sue parole la sorte di una nazione e, chissà, di diverse altre: smarrimento, timore, paura di fare la scelta sbagliata. Si gioca su questo terreno il primo episodio, che sembra abbia trovato anche una chiave per mantenere alto il ritmo narrativo, meno compassato e riflessivo rispetto alla precedente, a quanto si può vedere fin’ora. I cancelli di Buckingham Palace sono nuovamente aperti e l’invito ad entrare nuovamente è davvero convincente.

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